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"Medicina Alternativa"   per  CORPO  e   SPIRITO
"
Alternative Medicine"
  for  BODY  and SPIRIT
 

 
 


Stati di preMORTE - (NDE)  
ULTIMI SVILUPPI sulle NEAR-TO-DEATH EXPERIENCES 
http://www.ilnavigatorecurioso.it/2015/06/03/lesperienza-di-premorte-di-un-neurochirurgo-sono-stato-in-paradiso/
 

Francia. Dichiarato morto, anziano torna alla vita all'obitorio dopo 24 ore. Ora dovrà dimostrare di essere vivo.....e cosi' ve ne sono molti altri nel mondo !  vedi: Premorte - 1  +  Pre Morte -3  + NDE

Studi sulle NDE sono stati pubblicati su riviste di anestesiologia e rianimazione (come Resuscitation) o su riviste di psicologia. Per la prima volta una ricerca su questo fenomeno è pubblicata da Lancet (2001; 358: 2039).

Lo studio è stato effettuato da Pin Van Lommel e suoi collaboratori, i cardiologi dell'ospedale di Arnhem in Olanda.
Gli autori hanno organizzato lo studio incuriositi dal fatto che nella letteratura specifica i fenomeni NDE sono molto simili a prescindere dalla provenienza geografica e dalle credenze religiose dei soggetti coinvolti.
Lo studio olandese è però il primo studio prospettico (e non retrospettivo) sull'argomento.
Tutti i pazienti che venivano rianimati dopo arresto cardiaco venivano intervistati per sapere se avevano avuto una NDE. In totale sono stati arruolati 344 pazienti.
Solo 62 pazienti (il 18 per cento) ha avuto una NDE, 41 hanno avuto una "core" experience cioè una esperienza di intensità particolarmente forte. Tutti erano stati trattati allo stesso modo.
All'interno dei pazienti che hanno avuto una NDE sono stati descritti alcuni elementi tipici della NDE:
Consapevolezza di essere morti: nel 50 per cento dei casi di NDE
Emozioni positive (no paura della morte): 56%

Out-of-body experience (OBE): 24%
Sensazioni di muoversi all'interno di un tunnel: 31%
Luce intensa ma non dolorosa: 23%
Osservazione di colori:  23%
Osservazione di un paesaggio celestiale: 29%
Incontro con persone decedute: 32%
Rivisitazione di tutta la vita: 13%
Presenza di un limite da oltrepassare:  8%

Gli elementi delle NDE corrispondono con quelli descritti in letteratura.
Gli autori fanno notare che siccome le NDE si verificano solo in una minoranza di casi non è probabile che siano la conseguenza di uno stato di ipossia cerebrale, una delle più comuni spiegazioni del fenomeno. Non è nemmeno probabile che si tratti di un effetto dei farmaci utilizzati per la rianimazione perché a tutti i pazienti è stata data la stessa terapia.
Alcuni elementi delle NDE (OBE, visione di luci, ricordo di episodi della vita) si riscontrano in alcuni tipi di fenomeni neurofisiologici: stimolazione del lobo temporale durante neurochirurgia, ipossia cerebrale dovuta a forti accelerazioni (addestramento di piloti d'aereo), iperventilazione da manovra di Valsalva, uso di sostanze allucinogene (LSD, psilocarpina, mescalina).
Ma, dice Van Lommel, con le NDE siamo di fronte a una fenomenologia differente: gli episodi della vita non si presentano slegati tra di loro ma appaiono come una "panoramica" di tutta la vita.
Inoltre, negli altri fenomeni neurofisiologici non viene percepito quel senso di felicità e di assenza di paura della morte.

L'Ipotesi della trascendenza
Van Lommel avanza un'ipotesi, detta appunto della "trascendenza". La NDE potrebbe essere un particolare stato di coscienza nel corso del quale il senso di identità, la cognizione e l'emotività funzionano indipendentemente dal corpo. Sono per così dire staccate dal corpo e disposte su un piano trascendente. Sarebbe inoltre in funzione una forma di percezione extra-sensoriale. Quest'ultimo fenomeno, da verificare con ulteriori studi, è particolarmente significativo nei casi di OBE. In letteratura esiste un'aneddotica di pazienti ciechi, che dopo rianimazione, hanno descritto le caratteristiche della sala in cui si trovavano quando non erano coscienti.
Van Lommel riporta il caso di un uomo che ha descritto una OBE, dichiarando di aver visto dall'esterno un infermiere togliergli la dentiera (era incosciente quando è accaduto) e di essersi impegnato per far sapere ai medici che non era ancora morto (i medici all'inizio erano pessimisti e discutevano sulla scelta di continuare la rianimazione).
L'autore scrive: «Come può essere sperimentata una chiara coscienza extra-corporea quando abbiamo le prove elettroencefalografiche che il cervello non sta funzionando ?»
Van Lommel conclude dicendo che le ricerche in quest'ambito devono concentrarsi sugli elementi verificabili delle NDE, come le OBE.

La critica dell'editorialista
L'editoriale di accompagnamento è firmato da Cristopher French, della Anomalistic Psychology Research unit dell'università di Londra. French prende in esame la tesi di fondo di Van Lommel, secondo la quale i risultati dell'indagine richiedono una profonda revisione di alcuni assunti relativi ai rapporti tra coscienza e funzione cerebrale. In particolare, Van Lommel non si spiega come un soggetto possa percepire alcune cose mentre il suo Eeg è piatto. French fa però notare che esiste una spiegazione alternativa: non si può escludere che quelle esperienze di NDE siano dei falsi ricordi. Dopo la rianimazione il cervello è tornato a lavorare e ha costruito un passato prossimo che in realtà non è mai esistito. Il cervello cerca di coprire le lacune ("fill the gap") dovute a un periodo di inattività corticale. Anche le OBE potrebbero essere una costruzione a posteriori del cervello.

Come proseguiranno le ricerche
French ritiene la ricerca di Val Lommel particolarmente importante anche se sostiene che è ancora presto per poter sostenere l'ipotesi della "trascendenza". Concorda con Van Lommel che bisogna concentrarsi sulla raccolta di informazioni verificabili e in particolare sulle OBE. Poco prima dell'indagine degli olandesi è stata pubblicato uno studio analogo firmato da Parnia e Fenwick su Resuscitation. I risultati sono sovrapponibili; in più, Parnia e Fenwick hanno introdotto un nuovo metodo. Mentre il paziente è incosciente e l'Eeg è piatto tirano fuori un oggetto che in sala di rianimazione non dovrebbe esserci (per esempio un pallone di calcio).
Se il paziente sopravvive gli chiedono che cosa ha visto. Questa sarebbe una prova che la OBE è un'esperienza reale, che avviene mentre il cervello del paziente non è in funzione: l'ipotesi della trascendenza potrebbe trarne grande giovamento.
Sfortunatamente, Parnia e Fenwick hanno eseguito l'operazione solo su quattro pazienti e nessuno dei quattro ha riferito una OBE.
Tutti, anche French, concordano sul fatto che i prossimi esperimenti devono essere di questo tipo.  

 

Testimonianza di una persona  che ha provato il ricordo delle esperienze passate nell'attimo di un pericolo mortale:

"Ho letto e ho visto che si cita anche il "life review", ossia il fatto di rivedere in pochi istanti tutta la propria vita. Devo dire di aver provato personalmente questa esperienza in una situazione di estremo pericolo durante un incidente stradale, e si tratta effettivamente di una sensazione stranissima. Non sono un medico quindi non saprei dire quali cause biochimiche inneschino questo effetto, pero' il risultato e' quello di riuscire a pensare a una velocita' straordinariamente alta. Da quando ho avuto quell'esperienza ho capito realmente cosa si intende quando si dice che usiamo solo una piccola percentuale delle nostre capacita' mentali. In un decimo di secondo, forse anche meno, sono riuscito a pensare a talmente tante cose, esperienze passate, persone, ricordi, sensazioni, preoccupazioni e propositi per il futuro, considerazioni sulla situazione presente, rimpianti, speranze, il tutto con una dovizia di particolari incredibile, che tuttora, ad anni di distanza, rimango allibito, soprattutto nel constatare che impiego non meno di venti minuti a ripercorrere l'intero insieme di tutti quei pensieri fatti in un istante. Se qualcuno conosce meccanismi biochimici alla base di questo effetto si faccia avanti, mi interesserebbe molto conoscerli".
By Karamel


vedi: Pre Morte - 1  +  Pre Morte 3 +  Comunicazione con  i Defunti  + Studio in Olanda sull'anima + Morte cosa sei ? + Definizione della parola Eutanasia + Consenso Informato + Dissenso informato + Riforma sanitaria
 

Video che illustra come si e' gia' fotografato il campo energetico emanato dall'Uomo, animale, vegetali ecc.
 

Per i particolari della parola stessa vedi su: ANI + MA  (Definizione) + Anima 2 + Anima 3 + Anima 4

UN'ALTRA ESPERIENZA DI PRE-MORTE IN CUI SI VEDE IL "PARADISO"
Crystal McVea sostiene l'incontro ha avuto luogo nel corso di una recente esperienza di premorte.
Durante una trasmissione televisiva americana "Fox and Friends", la signora McVea ha descritto un'esperienza che ha avuto nell'ospedale Gretchen Carlson quello che ha visto nel corso di un periodo di nove minuti in cui il suo cuore si era fermato del tutto dopo aver subito una reazione avversa a farmaci antidolorifici. "Ho visto una luminosità immensa", ha detto. "Una luminosità in cui ho potuto sentire, toccare, gustare, sentire, odori come se non avevo cinque sensi, ma quasi oltre 500 sensi." "Nel momento in cui ho chiuso gli occhi in quella stanza d'ospedale, li ho immediatamente aperti ed ero in piedi in paradiso ", ha continuato. "Non riesco a trovare parole umane per descritto quello che ho vissuto mentre ero lì."
L'esperienza McVea è simile ad altre descrizioni di esperienze di pre-morte da parte di persone che sono state sul punto di morte, molti di loro hanno avuto visioni di un tunnel con in fondo una luce e la sensazione di una presenza divina o spirituale.

Fonte: http://www.unexplained-mysteries.com  

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Oltre la soglia: le basi biologiche delle esperienze di pre-morte
Le esperienze pre-morte si ritrovano in molte culture, con resoconti scritti che risalgono all'antica Grecia.
Le Near Death Experiences (NDE) vale a dire le cosiddette esperienze di pre-morte - la sensazione essere morti, di lasciare il proprio corpo e di viaggiare verso una luce intensa e un’altra realtà, pervasa di amore e beatitudine – vengono spesso ritenute manifestazioni di tipo mistico.
Secondo un sondaggio Gallup, negli Stati Uniti sostiene di averle vissute il 3 per cento circa delle persone, ma le esperienze ai confini con la morte si ritrovano in molte culture, con resoconti scritti che risalgono all’antica Grecia, sebbene in molti casi non si tratti di reali incontri  ravvicinati con la fine: uno studio su 58 pazienti riferisce che 30 di loro non avevano corso davvero il pericolo di morire, benché lo avessero pensato.
Oggi, però, gli studi di neuroscienze stanno individuando una spiegazione scientifica per quasi tutti gli elementi che caratterizzano l’esperienza.
“Molti dei fenomeni collegati alle NDE possono essere spiegati biologicamente’ - afferma Dean Mobbs, neuroscienziato al Medical Research Council Cognition and Brain Sciences Unit dell’università di Cambridge, che ha pubblicato online la sua ricerca, insieme a Caroline Watt, dell’università di Edimburgo, lo scorso 17 agosto sulla rivista “Trends in Cognitive Sciences”.
La sensazione di essere morti, per esempio, non  si ritrova solo nelle esperienze di pre-morte: anche i pazienti affetti dalla sindrome di Cotard coltivano la convinzione illusoria di essere deceduti.
Questo disturbo, che può apparire in conseguenza di un trauma, ma anche negli stadi avanzati del tifo o della sclerosi multipla, è stato collegato a regioni del cervello quali la corteccia parietale e quella prefrontale. "La corteccia parietale è coinvolta nei processi legati all’attenzione e quella prefontrale nelle allucinazioni che si osservano in patologie psichiatriche come la schizofrenia" spiega Mobbs.
La sensazione di uscire dal proprio corpo è comune anche nei momenti  che precedono l’addormentamento o il risveglio.
Per esempio, la paralisi nel sonno – sentirsi immobilizzati mentre si è ancora coscienti del mondo esterno – viene riferita dal 40 per cento circa delle persone ed è collegata ad intense allucinazioni oniriche che possono provocare la sensazione di fluttuare sopra il proprio corpo.
Uno studio del 2005, inoltre, ha evidenziato che le esperienze “fuori dal corpo” possono essere indotte artificialmente stimolando la giunzione temporo-parietale destra del cervello, suggerendo che la confusione relativa alle informazioni sensoriali può alterare radicalmente il modo in cui si percepisce il proprio corpo.
Esistono anche varie spiegazioni di un altro aspetto ricorrente delle esperienze di pre-morte, l’incontro con i defunti.
I pazienti affetti dal morbo di Parkinson, per esempio, raccontano di visioni di fantasmi, persino di mostri.
La ragione ? Il Parkinson (NdR: intossicazione del cervello) provoca un funzionamento anomalo della dopamina, un neurotrasmettitore che può causare allucinazioni (NdR: come volevasi dimostrare - vedi sotto il mio commento).
Per quel che riguarda invece la sensazione di rivivere i momenti importanti della propria vita, la colpa potrebbe essere del locus ceruleus, una regione del cervello che produce noradrenalina, un ormone dello stress i cui livelli aumentano moltissimo durante i traumi. Il locus coeruleus è strettamente connesso alle aree cerebrali che regolano le emozioni e la memoria, come l’amigdala e l’ipotalamo.
Le ricerche hanno anche dimostrato che alcuni medicinali e droghe ricreative possono causare condizioni simili all’euforia che si prova nelle esperienze pre-morte: è il caso dell’anestetico chetamina, che può provocare anche allucinazioni e la sensazione di abbandonare il proprio corpo.
La chetamina agisce sul sistema dei recettori oppioidi del cervello, che possono attivarsi anche in assenza di farmaci quando si è sotto attacco, suggerendo che i traumi scatenino questo aspetto delle esperienze pre-morte.
Una delle caratteristiche più note delle esperienze di pre-morte, infine, è la sensazione di percorrere un tunnel al termine del quale c’è una grande luce
Le cause di questa specifica sensazione non sono ancora chiare, ma la visione a tunnel può verificarsi quando gli occhi smettono di ricevere la giusta quantità di sangue e ossigeno (NdR: vedi il Commento qui sotto), come avviene nelle condizioni di grande paura e perdita d’ossigeno che sono comuni nei momenti finali dell’esistenza.
Nel loro complesso, le ricerche suggeriscono che le esperienze di pre-morte abbiano origine da anomalie del normale funzionamento del cervello. Per di più, è probabile che abbia un ruolo anche il fatto stesso di averne sentito parlare spesso: un caso di profezia che si autoavvera. 
Questi risultati “forniscono prove scientifiche a fenomeni che hanno sempre fatto parte del regno del paranormale – afferma Mobbs – Personalmente credo che comprendere il processo della morte possa aiutarci a venire a patti con questa parte inevitabile della vita’.
Un potenziale ostacolo alla prosecuzione delle ricerche sulle esperienze di pre-morte è la difficoltà di analizzarle in un setting sperimentale – dice Olaf Blanke, neuroscienziato cognitivo presso l’Istituto federale di tecnologia di Losanna, che ha studiato le esperienze “fuori del corpo”.
Tuttavia, aggiunge, “il nostro lavoro ha dimostrato che è possibile farlo per le esperienze extracorporee, e allora perché non per le sensazioni associate alle esperienze di pre-morte ?”
By Charles Q. Choi

Commento NdR: Tutte teorie, cioe' ipotesi senza dimostrazioni realistiche, in quanto pare evidente che si voglia in tutti questi studi, cercare di "eliminare e/o soffocare" la posizione di coloro che parlano di pre-morte come di FATTI VERI e non di allucinazioni soggettive.
Ma non si rendono conto questi ricercatori, che cio' che precede la morte e' proprio una variazione del funzionamento del cervello per mancanza di ossigeno e dei nutrienti del sangue per le cellule nervose cerebrali, le quali nel loro insieme provocano al cervello (apparato biologico ricetrasmittente) proprio questo stato di variabilita' della sintonizzazione (sintonia) sulla normale frequenza vibratoria fondamentale di questa realta' dell'UniVerso osservabile, quando si e' in vita sana, rendendo quindi osservabili, in quelle anomale situazioni di malnutrizione cellulare delle cellule nervose (neuroni), anche altre realta' parallele di questo UniVerso...
Anche quando si alterano artificialmente, con sostanze speciali ad esempio psicofarmaci e/o droghe, la nutrizione ottimale, cioe' normale dei neuroni del cervello, si possono alterare gli stati di "sintonia" che negli stati di sano benessere, che e' la norma dei soggetti umani che lavorano e vivono sul pianeta' non avvengono, salvo nei casi di traumi alla testa.
Molti definiti "pazzi" in realta', sono semplicemente delle "sintonizzati" su realta' parallele di questo Universo, per via delle alterazioni nutrizionali dei neuroni cerebrali, dovute a traumi, vaccini, farmaci, droghe, alimenti contaminati e/o acque adulterate, ecc.
Le allucinazioni sono dovute proprio a quegli stati di alterazione nutrizionale dei neuroni e nessuno lo vuole dire....
Gli animali avendo dei sensori e cervelli diversi dai nostri, possono ad esempio, percepire frequenze che a noi umani sono impercettibili, non per questo quelle frequenze non esistono...o sono allucinazioni degli animali....
Questa e' la semplice Verita'...che si vuole misconoscere a tutti i costi !

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Giuseppe Genovesi è specializzato in endocrinologia e psichiatria e ha condotto studi su NDE, sviluppatesi in soggetti ciechi fin dalla nascita.
Per introdurre la sua relazione descrive la serie di disturbi della percezione sensoria con rilevanza semiologica.
1) PSEUDOALLUCINAZIONI - rappresentazioni mentali piuttosto intense. Sono riconosciute come prodotto del cervello e non portano al delirio.
2) ALLUCINOSI - è la percezione di un oggetto non identificato. Hanno carattere di fisicità e proiettano verso l'esterno le allucinazioni ma il loro giudizio di realtà è correggibile con la logica e con l'evidenza.
3) ILLUSIONI - distorsioni e completamenti non reali di un oggetto esterno reale. Possono avere carattere delirante e non correggibile con la critica e con l'evidenza.
4) ALLUCINAZIONI - percezione senza oggetto con caratteri di fisicità e di proiezione spaziale esterna. Non sono correggibili né con la logica né con l'evidenza ed hanno contenuto di autoriferimento (connotazione delirante)."
Le allucinazioni sono quelle che maggiormente interessano il lato chimico.
Genovesi si sofferma sull'aspetto delirante e l'aspetto percettivo del fenomeno allucinatorio.
A Genovesi il fenomeno interessa molto in quanto la "...conditio sine qua non" è che esista una "memoria percettiva", ciò significa che per avere un'allucinazione uditiva è necessario essere capaci, fin dalla nascita, di udire; per avere un'allucinazione visiva è necessario essere capaci fin dalla nascita di vedere.
Genovesi ha lavorato con ciechi fin dalla nascita. Ha potuto analizzare 14 soggetti ciechi fin dalla nascita di età fra 25 e 74 anni con esperienze NDE e li analizza con dei test del Minnesota Multiphasic Personality Inventory (forma ridotta 375 voci) e lo Start and Trait Anxiety Inventory.
"I risultati dei test hanno evidenziato due soggetti di 45 e 32 anni che hanno riferito esperienze visive durante NDE, completa di tutte le visioni che di solito fanno tutte le persone che hanno vissuto una NDE, ma non sono cieche fin dalla nascita."
Da qui le deduzioni di Genovesi secondo cui gli stati allucinatori all'interno delle NDE sono indipendenti dalla percezione visiva posseduta dal soggetto.
Genovesi sembra dire che la percezione visiva prodotta dall'NDE libera il soggetto dalla cecità posseduta fin dalla nascita.
L'NDE secondo Genovesi dimostra una relazione diretta anima e corpo. Dove la percezione dell'anima libera la percezione del corpo dalle sue limitatezze.
Genovesi vede un grande vantaggio nell'abbandono della diffidenza da parte della scienza su effetti NDE.
Tratto da:  federazionepagana.it

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STATI di preMORTE - 15/12/2014
Lo racconta il professor Enrico Facco, docente di Anestesiologia e Rianimazione presso l’Università di Padova e specialista in Neurologia e terapia del dolore. Facco, autore di “Esperienze di premorte – Scienza e coscienza al confine tra fisica e metafisica”, edizioni Altravista, analizza una ventina di casi di pazienti che hanno vissuto esperienze di uscita dal corpo e di vita oltre la vita. Elemento comune nella casistica sulle esperienze di premorte è il noto passaggio nel tunnel che conduce in una dimensione dalla caratura sovrannaturale. In questo saggio di quasi quattrocento pagine, Facco racconta le esperienze di 20 pazienti rilevate con la scala di Greyson, elaborata proprio per misurare il grado di vividità delle Nde, il docente padovano si addentra poi in un excursus storico e filosofico sul concetto di ritorno dal confine con la vita.

 “Le Nde sono esperienze di tonalità mistica molto forte – spiega il professor Facco – in cui il paziente ha la sensazione di entrare in un tunnel e di vedere una luce nel fondo di esso. La maggior parte di loro racconta di avere incontrato parenti defunti o persone sconosciute, probabilmente defunte. Inoltre, vengono descritti contatti con entità superiori. Per quasi tutti i soggetti analizzati è presente una revisione olografica di tutta la propria vita, quasi se ne dovesse fare un bilancio. Tutti sperimentano una gioia e una serenità di straordinaria profondità e intensità, solo in una esigua minoranza si è assistito ad esperienze con qualche tonalità spiacevole. In buona sostanza non siamo di fronte a forme di delirium o di alterazione organica transitoria del cervello senza alcun significato”. I casi di Nde sono esperienze universali che avvengono a tutte le latitudini del mondo. Sull’argomento esiste una letteratura molto nutrita, fin dai tempi più antichi: da Eraclito a Platone, fino ai Veda indiani. Ciò che viene riscontrato costantemente è il cambio di paradigma che avviene nella vita delle persone che ritornano dal viaggio alla fine della vita. “Le Nde hanno un enorme valore trasformativo e portano il paziente a superare la paura della morte. Molti cominciano a vedere la vita sotto un altro profilo e ad elaborare nuove e diverse prospettive metacognitive. Per gran parte dei pazienti esaminati avviene una fase fisiologica di crisi e di trasformazione in cui il soggetto, partendo dalla sua visione precedente della vita, elabora una nuova strategia di intendere la vita e il mondo in un senso cognitivamente più evoluto e più bello”.

Alcuni dei pazienti, si parla di una percentuale molto ridotta, torna addirittura con poteri di chiaroveggenza o telepatia che prima non aveva. La scienza tradizionale guarda ai casi di premorte con meno sospetto di un tempo. La comunità scientifica internazionale prende spunto dalla Nde per studiare i meccanismi che governano le funzioni cerebrali e gli stati alternativi di coscienza che sono, al momento, ancora sconosciuti. Ad esempio, il fenomeno del tunnel è stato spiegato come il naturale restringimento della retina che potrebbe giustificare una simile visione. Il professor Facco è entrato nel merito di questa ipotesi scientifica. “L’idea del restringimento a tunnel, ad esempio, lo si riscontra nei piloti sottoposti ad accelerazione gravitazionaria molto forte.  Presentano un restringimento del campo visivo prodotto da alterazioni circolatorie legate alla brusca accelerazione. In realtà succede solo in quel caso. In tutti gli altri pazienti il restringimento a tunnel nel caso di arresto cardiaco o svenimento non sembra essere riportato in letteratura.
Tra l’altro, in arresto cardiaco, si arresta prima la funzione della corteccia cerebrale di quanto non si fermi la retina. Non c’è, dunque, tempo per  realizzare  questo tipo di esperienza. Il restringimento del campo visivo non può, in ogni caso, spiegare la successiva visione  della luce al termine del condotto e l’entrata  in un paesaggio metafisico”. Al momento la scienza ha classificato quattro casi rigorosamente confermati di Near Death Experience. I primi due sono riportati da Michael Sabom, noto cardiologo statunitense e da Allan Hamilton neurochirurgo di Harvard, gli altri sono studi multicentrici di assoluto rigore scientifico

 “In questi quattro casi – ha evidenziato il professor Facco – i pazienti dopo avere subito un improvviso arresto cardiaco, o avere cessato di avere funzioni cerebrali durante un’anestesia generale molto profonda, hanno testimoniato la precisa visione dei dettagli di quello che era successo attorno al loro corpo in questa fase. Ciò cozza contro le nostre convinzioni di tipo neurologico e neurofisiologico e di questo non abbiamo ancora una spiegazione”. Il problema è capire se c’è qualcosa che ancora noi non sappiamo delle leggi di natura e della fisiologia della coscienza rispetto a quello che abbiamo conosciuto fino adesso.
“Non si tratta né di affermare o provare l’esistenza dell’anima – puntualizza il docente padovano – bensì di studiare e sviluppare aspetti sconosciuti, con metodo rigorosamente scientifico, per smentire o confermare quale è la fenomenologia della coscienza in queste situazioni apparentemente paradossali”. Ma a che punto si trova la ricerca sulle esperienza di premorte ?
“La comunità internazionale – sottolinea Facco – sta lavorando alacremente. Ormai la scienza è ubiquitaria nel mondo. Esiste un gruppo nutrito di studiosi e scienziati che lavorano in un quadro di multidisciplinarità: anestesia, rianimazione, psicologia, neurologia e psichiatria che si occupano specificamente di queste esperienze di premorte e, in generale, di quello che ho definito come manifestazioni non ordinarie della coscienza.
L’ultimo studio è stato pubblicato il mese scorso da Sam Parnia, medico americano, il quale ha completato uno studio multicentrico su 2mila casi. In esso ha compiuto un’analisi molto approfondita delle esperienze di premorte, superando il concetto di Nde come esperienza dai requisiti già conosciuti, ma cercando di capire come funzioni la coscienza in condizioni critiche ai confini della vita anche attraverso altre possibili manifestazioni”.
Tratto da: meteoweb.eu/

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ESPERIENZA di preMORTE di una DONNA - 23/06/2015
Ero in cattive condizioni, al pronto soccorso, nell’estate del 1987.
Continuavo a perdere conoscenza e a tornare in me. Ricordo la voce del medico che diceva: “Non possiamo fare nient’altro” a qualcuno, e contemporaneamente mi accorsi di essere uscita dal corpo e di sollevarmi verso l’alto. Sentivo la schiena che mi premeva contro il soffitto della stanza. Osservavo il medico e due infermieri muoversi attorno al mio corpo, che giaceva sul letto, sotto di me. Parlavano, e udivo chiaramente cosa dicevano: niente di positivo !
Ebbi l’impressione di galleggiare, contro il soffitto, per circa un minuto. Mi sentivo stranamente calma, profondamente tranquilla e pacifica nell’osservare serenamente la scena.
Mi sentii tirare verso l’alto attraverso il soffitto e schizza ai a velocità folle verso tutt’altro luogo. Poi mi ritrovai a galleggiare/volare in un tunnel lungo diversi kilometri buio e vuoto, e mi accorsi che sfrecciava veloce perché avevo l’impressione che il vento mi accarezzasse e mi passasse tra i capelli.
Mi sentivo ancora calma e serena, senza alcuna paura. Avvertivo un senso di liberazione, di libertà immensa e di leggerezza. Vedevo a kilometri di distanza e alla fine di quel tunnel buio e lungo scorsi una luce bianca fortissima. Una luce bianca quasi accecante.
Il tunnel era freddo buio e ventoso eppure avvertivo un senso irresistibile e generale di pace, gioia e calma profonde.  Era come essere immersi in un bagno caldo pieno di schiuma o avvolti in una coperta di serenità e pace assoluta. Non riesco a descriverlo adeguatamente e non ho più provato nulla del genere sulla terra prima e dopo l’esperienza di NDE.

Quando giunsi in fondo al tunnel, nella luce forte mi trovai a galleggiare a mezz’aria in un’atmosfera limpida, leggera, vuota, luminosa e trasparente come aria. All’improvviso avvertì un’ondata di gioia immensa, mi sentii sollevata piena di pace e di gioia indicibile.
E ricordo con chiarezza che provai per la prima volta una libertà autentica, come se ogni atomo del mio essere fossi libero e pieno di felicità.
Mentre avanzavo volando (o meglio, ero sospinta da una forza esterna) apparve un muro di pietra abbastanza alto, lungo chilometri e chilometri, alla mia destra, e anche se era alto (forse 3 metri) potevo sollevarmi e vedere cosa c’era dietro.

Quello che vidi aldilà del muro era il luogo più bello più sereno e incredibile che si possa immaginare: un giardino sconfinato, con fiumi, laghetti, fontane, fiori, alberi, colline, prati, valli e così via. Ma la cosa più bella era il colore. I colori di ogni particolare erano brillanti, vivaci, quasi iridescenti e luminosi, come se fossero in un certo senso vivi. Non assomigliava a nessun paesaggio terrestre, ma piuttosto a colori in super technicolor, splendenti e incredibilmente vibranti, limpidi e trasparenti.
Alcuni particolari mi si impressero subito nella mente: sentieri che parevano fatti di vetro iridescente o qualcosa di simile, dai colori splendenti, e portavano verso una destinazione lontana, in un paesaggio che pareva senza fine. Riuscivo a vedere fontane, fiumi, alberi e fiori di una bellezza indicibile.

C’era anche un edificio molto insolito, interessante, l’unico che riuscissi a vedere. Era piccolo, semplice, e sembrava un incrocio tra un gazebo da giardino e un tempio con la cupola simile a quella di una moschea, fatta d’oro e di luce. Raggi di quella luce dorata e intensa si propagavano nel paesaggio circostante. Sapevo che tutti, prima o poi, avrebbero dovuto entrare in quell’edificio.

C’erano panche e poltroncine confortevoli disposte in giro per i giardini, anche in lontananza, e parecchia gente. Sì, c’erano tante persone, dall’aria normalissima, sedute qua e la, e chiacchieravano a voce bassa e pacata, sussurrando dolcemente. Alcune si erano radunate in gruppetti sotto gli alberi, altre erano sedute sull’erba, altre ancora passeggiavano lungo i sentieri. Non riuscivo a distinguere le parole o le singole voci, sembrava quasi che comunicassero senza parlare, ma avevo comunque la certezza che stessero conversando tra loro. Sembrava che indossassero tuniche o altri indumenti dalla foggia non terrestre, ma erano decisamente umani !
Regnava un senso profondo di pace e calma fra tutti. Ebbi la netta sensazione che stessero aspettando. Era come se quella fosse la sala d’attesa o la reception. Tutti, in quel luogo, erano in attesa.
Sembrava un giorno estivo, tiepido, piacevole, non troppo caldo, e io mi spostavo a mezz’aria lungo quel muro, spingendo lo sguardo verso il paesaggio che si trovava dietro, quando a un tratto mi si parò davanti un cancello. Era un cancello normalissimo, di foggia antiquata, di legno, di quelli che si aprivano lungo vecchi muri di pietra o nei giardini. Mentre avanzavo vidi una figura lì accanto, che galleggiava a mezz’aria come me.
Mi parve di metterci parecchio tempo ad avvicinarmi come se i miei movimenti non erano determinati da me ma da un’altra energia che mi spingeva avanti lentamente. Infine giunsi al cancello e lì, di fronte a me, mi ritrovai mia nonna materna, a grandezza naturale e in carne e ossa, che Dio la benedica, morta quando avevo cinque anni (più di 38 anni fa).
La mia famiglia non ne parlava mai, quindi non avevo molti ricordi di lei di quando ero piccola o stavo crescendo. Invece eccola lì, solida, non un’apparizione spettrale, ma concreta e reale. Avrei potuto tendere una mano e toccarla, lei stava lì, tranquilla, Viva, vera, bella e radiosa (era morta di tumore ai polmoni).
Mi fece un sorriso dolcissimo e amorevole, e sentii il suo braccio. Anche se non mi toccò, avvertì fisicamente le sue braccia attorno a me e un’ondata enorme di amore. Mi fece la coccola più tenera e affettuosa che avessi mai ricevuto. Fu meraviglioso e così reale, anche se mi parve che non si muovesse e non mi toccasse neppure. Avvertii amore, pace, gioia e calma incredibili, mai provati prima, dentro di me e in quel luogo, in tutte quelle persone. Una calma, una pace e un amore profondissimi.
Ricordo chiaramente tutto ciò come se fosse accaduto stamattina. Mi sentivo tanto felice. Mia nonna mi parlò, con voce chiara e vibrante, anche se la bocca non si mosse e continuò a sorridermi.
Capii che parlava direttamente al mio cervello, alla mia mente, senza dire una parola, eppure comprendevo benissimo ciò che mi diceva. Mi trasmise un messaggio molto eloquente (tre frasi chiarissime che non dimenticherò mai): “Non siamo ancora pronti per te, Devi tornare indietro” e infine “C’è qualcosa che devi fare. La tua missione.”
Mi fece un altro sorriso affettuoso che sembrò riempirmi di pace, amore e gioia.

Poi, nello spazio di meno di un secondo, mi sentii sospingere indietro, a velocità più sostenuta, stavolta, lungo il muro, e vidi mia nonna scomparire in lontananza. Venni risospinta a ritroso verso la galleria, poi lungo il tunnel, ma con lo sguardo rivolto verso il luogo dove ero appena stata, e mi sentii tornare nel mio corpo, con un colpo e uno spasmo udibili (come quando sogni di cadere da un precipizio e ti svegli di soprassalto, soltanto 100 volte più violento). Fu quello il momento in cui mi svegliai e ripresi a dare segni di vita sulla barella dell’ospedale.

Tutto ciò accadde 22 anni fa. Mi ripresi del tutto è godetti di buona salute per molti anni. Fu un miracolo per me. E fu l’inizio di una serie di eventi, come il mio nuovo interesse per i temi spirituali (non avevo mai conosciuto né provato trasporto per argomenti spirituali o legati a esperienze di premorte o aldilà).

Dopo quell’episodio, e per alcuni anni, talvolta ebbi l’impressione che mia nonna fosse vicino a me, mi parve di avvertirne la presenza nella stanza, e un paio di volte avrei potuto giurare di sentirla parlare, ma mi convinsi di essermelo immaginato. Non parlai mai a nessuno di questi eventi per molti anni, a eccezione di una cara amica. Non feci mai nulla per contattare mia nonna o per sviluppare le mie doti in quel campo anche perché a essere onesta quell’idea mi spaventava un po’! Ma cominciai a leggere molti libri su ogni genere di tema spirituale, e lessi la Bibbia per la prima volta.
By Penny Sartori  – Oltre il confine della vita - Tratto da: aiconfinidellanima.com

vedi Morte cosa sei ? + Sintesi + Conclusione + Volete vivere per sempre ? + Definizione della parola Eutanasia + Consenso Informato  + Dissenso informato + Riforma sanitaria

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