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"Medicina Alternativa"   per  CORPO  e   SPIRITO
"
Alternative Medicine"
  for  BODY  and SPIRIT
 

 
 


DUE CERVELLI - 2 .....anzi 3
(nella testa di sopra - nell'intestino di sotto e nel
Cuore
 

ABBIAMO TRE  CERVELLI: UNO in TESTA, UNO in PANCIA (addominale=intestin o) ed UNO nel Cuore
Continua
da: Due Cervelli - 1

Questi 3 cervelli sono rispettivamente collegati con le loro terminazioni finali nei 3 strati (parti) del cervello di sopra.
vedi: La teoria dei tre cervelli di Paul MacLean: cervello rettile, quello emotivo e la neocorteccia o cervello pensante + CERVELLO, come funziona
La rivoluzionaria scoperta del cervello addominale: ricorda, ha nevrosi e domina il "collega" più nobile.
Ci accorgiamo solo del cervello nella testa perché è sede della coscienza, ma – come si usa dire – a decidere è spesso la pancia, o meglio, i centri nervosi lì appena scoperti.
Ecco perche’ occorre ascoltare la pancia !
Elabora le emozioni, è la sede dell'intuito (NdR: e quindi dell’inconscio), influisce sulla salute.
Esempi:
- Nel solo intestino tenue vi sono più di 100 milioni di neuroni, un numero grosso modo pari a quelli del midollo spinale e potrebbero avere le loro psiconevrosi
- sotto stress lo stomaco produce più grelina, l'ormone che stimola la fame e contemporaneamente riduce ansia e depressione.

La strada del cibo dallo stomaco all'ano è lunga: prima 30 cm di duodeno, poi 5 metri di intestino tenue, infine l,5 m d’intestino crasso. Per dirigere le 4 fasi della peristalsi serve un secondo cervello.
Il cervello (della testa) invia poche informazioni al sistema nervoso intestinale che è in gran parte indipendente. Il 90% delle informazioni va dal basso verso l’alto, dall'addome al cervello.
Nella parete intestinale si nascondono due strati sottilissimi di un sistema nervoso complesso, il secondo per grandezza dopo quello della testa. Questi strati avvolgono il tratto digerente come una calza a rete. In questo modo possono coordinare i movimenti del "riflesso peristaltico" che fa avanzare il cibo nell’intestino.
II meccanismo può essere riassunto così: i neuroni nella parete intestinale sentono dove si trova un boccone di cibo (bolo) perché vengono stiracchiati dalla massa in transito. In seguito a questa "percezione", le cellule "enterocromaffini" secernono serotonina, proteina che stimola le cellule nervose nel "plesso sottomucoso". Queste , a loro volta inviano segnali alle cellule muscolari che si attivano, dilatando e contraendo l'intestino.
Se il riflesso peristaltico viene inibito, per esempio per poca serotonina, si ha la stitichezza, al contrario un'eccessiva stimolazione dovuta a troppa serotonina, provoca diarrea.
II cervello addominale ha anche il compito di passare informazioni alla testa. In parte si tratta di segnali evidenti, come il vomito in caso di avvelenamento. Ma molti altri messaggi sarebbero spontanei, legati alle emozioni, e impercettibili alla coscienza: inconsci.

In tutte le culture, nei modi di dire, nel senso comune, la pancia è tradizionalmente la sede principale (più del cervello) dei sentimenti e delle emozioni. Ma fino a oggi per gli scienziati era un semplice tubo governato da riflessi; e per la maggior parte dei cittadini del mondo occidentale solo la parte più prosaica, viscida e rumorosa del corpo umano.
Finché a qualcuno non è venuto in mente di contare le fibre nervose dell'intestino. E ha così scoperto che i modi di dire si basavano su una realtà scientifica: nella pancia c'è un secondo cervello, quasi una copia di quello che abbiamo nella testa. Non serve solo alla digestione. Come il cervello della testa anche quello addominale produce sostanze psicoattive che influenzano gli stati d'animo, come la serotonina, la dopamina, ma anche oppiacei antidolorifici e persino benzodiazepine, sostanze calmanti come il valium.

Anche il collega "di sotto" soffre di stress e nevrosi
Il cervello addominale, insomma, lavora in modo autonomo e invia più segnali al cervello "nella testa" di quanti non ne riceva da esso. Aiuta a fissare i ricordi legati alle emozioni. Può ammalarsi, soffrire di stress e sviluppare proprie nevrosi. Prova sensazioni, pensa e ricorda. E aiuta a prendere decisioni.
Che bisogno c'era di due cervelli ? "Nella scatola cranica tutto non ci stava" spiega Michael Schemann, docente di fisiologia alla facoltà di veterinaria di Hannover (Germania). "Per far passare i collegamenti col resto del corpo il collo avrebbe dovuto avere un diametro enorme. E poi, appena dopo la nascita, il néonato deve mangiare, bere e digerire: meglio che queste funzioni fondamentali siano autonome".
Durante la formazione dell'embrione, quindi, una parte delle cellule nervose viene inglobata nella testa, un'altra va nell'addome: i collegamenti fra i due sono tenuti dal midollo spinale e dal nervo vago.
Al secondo cervello sono affidate le "decisioni viscerali", cioè spontanee e inconsapevoli: ha quindi un ruolo importante nella gioia e nel dolore.
Per studiare questo secondo cervello è nata una nuova scienza, la neurogastroenterologia. Le basi le ha gettate, a metà dell'800, Leopold Auerbach, un neurologo tedesco, che, osservando al microscopio l'intestino notò due strati sottilissimi di cellule nervose tra due strati di muscolo. E scoprì che questa specie di calza a rete avvolge tutto il tratto digerente, fino al retto. Stesse cellule, stessi principi attivi e ricettori: sono quasi identici. A che cosa servono ? si chiese Auerbach.
Allora dell'intestino non si sapeva molto se non che estrae l'energia dal cibo. Di qui nell'arco di una vita passano più di 30 tonnellate di alimenti e 50 mila litri di liquido. Il cuore, al confronto, è una pompa primitiva. Una volta masticato in bocca e intriso di succhi gastrici nello stomaco, il boccone, divenuto chimo (cioè poltiglia), viene compresso nel duodeno, il primo tratto dell'intestino lungo 30 cm. Qui affluiscono le secrezioni del pancreas e della cistifellea i cui enzimi scompongono il chimo in molecole piccolissime.
Poi il chimo passa nell'intestino tenue, lungo fino a 5 metri, dove avviene la digestione. Il cibo sminuzzato, i grassi, i carboidrati e le proteine vengono assorbiti nei vasi sanguigni e linfatici da miliardi di piccoli villi che tappezzano le pareti. Dopo l'intestino tenue, c'è il crasso, lungo l,5 metri: serve a riassorbire i 9 litri di liquidi necessari alla digestione. Le pompe molecolari del crasso assorbono quest'acqua e la restituiscono all'organismo. Alla fine del viaggio i residui di cibo, le cellule morte e i microrganismi vengono spinti verso l'uscita, l'ano, grazie a un robusto fascio muscolare.
La rete di cellule nervose intravista da Auerbach è la centralina di gestione e di controllo: non si limita ad analizzare la composizione del cibo e a coordinare i meccanismi di assorbimento e di escrezione.
Comanda anche la velocità del transito e altre funzioni grazie all’equilibrio tra neurotrasmettitori inibitori ed eccitatori, ormoni stimolanti e secrezioni protettive.
Quella che per noi è solo una bistecca, per il cervello addominale è una realtà fatta di milioni di sostanze chimiche da analizzare, per decidere sé si tratta di elementi da assorbire, di un veleno o di un microrganismo da tenere a distanza.
Perché il cervello dell'addome è anche l'organizzatore del fronte contro gli invasori. Il suo compito principale è sovrintendere alla superficie più grande del corpo umano in contatto con l'esterno.

È la parte più estesa a contato con l’esterno: siamo cavi.
"All'interno siamo cavi" dice Michael D. Gershon, neuroscienziato della Columbia University di New York "il corpo viene a contatto con l'esterno non solo attraverso la pelle ma anche attraverso la parete dell'intestino. Un tunnel così ben costruito da consentire all'ambiente circostante di attraversarci senza farci alcun danno".
Nell'intestino infatti abitano circa 500 specie di esseri potenzialmente letali. Addirittura metà delle feci è fatta di batteri morti. Per questo le pareti dell'intestino devono essere la difesa più efficiente dell'organismo.
Così si spiega perché vi si trovino il 65-70% delle cellule del sistema immunitario. E se nell'addome penetrano veleni, il cervello addominale avverte il cervello della testa che reagisce con una strategia prestabilita: vomito, crampi e diarrea.
Se il veleno è identificato precocemente viene eliminato dall'alto, per la via più breve. Se invece è già a mezza strada, entra in gioco il riflesso peristaltico. È fatto di contrazioni ondulatorie della parete muscolare dell'intestino, che spingono il contenuto dalla bocca verso l'ano. Queste contrazioni sono sincronizzate dal cervello addominale, stimolato dalla pressione sulle sue pareti. Basta che un boccone di cibo dilati un segmento dell'intestino, che le cellule nervose iniziano a secernere neuromediatori, cioè proteine che sono il linguaggio chimico delle cellule nervose, che inibiscono o eccitano le cellule muscolari responsabili del riflesso.
Se predomina l'inibizione, l'intestino si ferma: è la stitichezza cronica e le feci si fanno dure perché stando tanto tempo nel crasso vengono disidratate. Se invece predomina l'eccitazione il trasporto accelera fino alla diarrea, perché è tanto veloce da non dare tempo al crasso di riassorbire i liquidi.
In genere più si penetra nell'apparato digerente, più debole diventa il controllo del cervello nella testa.
La bocca, parti dell'esofago e lo stomaco si lasciano ancora dire qualcosa da lassù.
Dopo il piloro, la regia passa alla pancia.
Gershon si innamorò del cervello addominale quando era studente, apprendendo che la serotonina, un neuromediatore, influiva sugli stati d'animo e Scoprendo poi che il 95 % della serotonina è prodotta dalle cellule nervose dell'intestino ed è responsabile anche del riflesso peristaltico.
Quando la pancia si irrita" combina un sacco di guai
Nessuno prese sul serio Gehrson fino al l98l quando l'australiano Marcello Costa dimostrò che le cellule nervose dell'intestino producono serotonina, che nel frattempo si era rivelata uno dei tanti neuromediatori del sistema nervoso. Ma non è l'unica sostanza secreta dal cervello addominale, che è un'enorme fabbrica chimica perché produce una quarantina di neuromediatori con i quali comunica attraverso il cervello della testa.
Le cellule di entrambi i cervelli infatti parlano la stessa lingua chimica. E questo spiega perché spesso nei malati di Alzheimer e di Parkinson si riscontra lo stesso tipo di lesioni in entrambi i cervelli. E perché i farmaci psichiatrici agiscono anche sull'intestino e quelli gastroenterici anche sul cervello. Un ormone gastrico, la seretina, viene sperimentato nella terapia dell'autismo, una malattia psichiatrica. Un anti-emicrania seda gli intestini iperattivi. 
Gli antidolorifici calmano alcune infiammazioni del tratto digerente. E alcuni antidepressivi agiscono sull'umore cerebrale, ma anche sul cervello addominale causando diarrea o stitichezza.
L'ultima terapia in sperimentazione contro il colon irritabile è frutto degli studi sul cervello addominale.
Di colon irritabile soffre il 20% della popolazione: causa dolori all'addome, evacuazioni irregolari, accumulo d'aria nell'intestino.
Non si sa perché il colon di questi pazienti funziona male. Il colpevole, secondo Schemann, è il cervello addominale. Oppure cervello alto e cervello basso non si intendono, e lo stesso avverrebbe in una cinquantina di altre malattie. Gershon sostiene che il cervello addominale è soggetto a nevrosi.
La comunicazione tra i due cervelli è comunque dominata da quello nella pancia. È da qui che parte, diretto alla testa, il 90% dei messaggi.
La maggior parte di questi messaggi sono inconsci, cioè avviene senza che noi ne prendiamo coscienza.
Li percepiamo solo quando sono segnali di allarme che scatenano reazioni di malessere.

I depressi sentono tutti i movimenti del loro intestino
Emeran Mayer, docente all'Università della California, ha scoperto che una parte dei messaggi del cervello addominale arriva nel sistema limbico, posto al centro del cervello della testa. Questa area ha il compito di elaborare i segnali negativi e reprimere le sensazioni spiacevoli. "È un po' come il fenomeno del maglione che pizzica" spiega Mayer "dopo un po' non lo si avverte più".
Gli stimoli provenienti dall'intestino vengono percepiti solo se superano una soglia piuttosto alta, mentre chi soffre di colon irritabile, secondo Mayer, avrebbe una soglia più bassa e avvertirebbe ogni movimento intestinale. "Anche i depressi e gli ansiosi hanno alterazioni simili" dice Mayer.
Perché si abbassa la soglia ? Forse per lo stress.
Se il cervello della testa percepisce tensione e paura, chiama a raccolta le cellule dell'intestino che producono sostanze irritanti come l'istamina. Questa proteina a sua volta attiva le cellule nervose del tubo digerente che fanno contrarre le cellule muscolari: ecco spiegati crampi o diarrea.
Il segnale d'allarme va poi al cervello della testa che lo ritrasmette verso il basso e così via.
Se l'ansia non cala, il cerchio si chiude e i sintomi si cronicizzano.

Gli stress del passato restano impressi anche nella pancia
Il cervello addominale sarebbe addirittura dotato di memoria che per fissare i ricordi usa le stesse molecole del cervello della testa: gli stress del passato si stampigliano così nel cervello e nell'addome, dice Schemann, rendendo l'asse cervello-addome ipersensibile per tutta la vita. E questo spiega perché i bambini che soffrono di coliche nell'infanzia hanno in genere un rischio maggiore di diventare adulti sofferenti per il colon irritabile.
Anche i topi esposti da neonati a situazioni stressanti sono adulti ipersensibili, con sintomi intestinali simili a quelli da colon irritabile.
E il 40 per cento dei pazienti con colon irritabile soffre in genere anche d'ansia e depressione.
Che malinconia e paura nascano allora nell'intestino ?
"I nostri risultati dicono che, così come la fame e la sazietà influiscono sull'umore, nel cervello addominale si può celare l'origine di altri stati d'animo, e tra questi anche la classica depressione" sostiene Mayer.
Queste ricerche sono però ancora agli inizi.
Ogni volta che l'intestino si contrae ed emette serotonina o altri neuromediatori le informazioni viaggiano lungo il nervo vago fimo al cervello della testa. Dove vengono tradotte in malessere o allegria, stanchezza o vitalità, umore buono o cattivo.

Anche la pancia sogna durante la fase REM del sonno
"Possiamo perfino dire che il cervello addominale pensa" dice Schemann. "È organizzato in modo funzionale, lavora con una serie di circuiti, è in grado di registrare stati diversi e di reagire autonomamente: insomma possiede tutto ciò che serve a un sistema nervoso integrativo".
Quello che è certo è che l'addome crea l'atmosfera per la testa. La testa è la "banca delle emozioni" che raccoglie tutte le reazioni e i dati, soprattutto nella corteccia anteriore, dietro la fronte, particolarmente legata all'addome.
Il cervello dell'addome insomma racconta la sua versione al cervello della testa, crea il suo "profilo emotivo" e prepara un "letto di sensazioni", anche per la notte. E infatti, durante la fase REM del sonno, quando produce onde dolci e si popola di sogni, anche le viscere iniziano a ondeggiare grazie alla serotonina.
"E dopo un pasto pesante non si fanno forse brutti sogni ?" si domanda Mayer.
Con queste onde il cervello della testa fissa i ricordi con il loro carico di emozioni. Più saranno fissate le emozioni, migliori saranno le decisioni della volta successiva.
"Nei prossimi anni potremmo scoprire che il cervello dell'addome e la matrice biologica dell'inconscio.

Una scoperta importante per gli uomini quanto quella di Copernico sul sistema solare" sostiene Gershon.
Tratto da Focus n.3/200l

vedi:
CERVELLO + ...anzi 3  +  Due Cervelli 1 + I batteri controllano la nostra mente !
 

Le RICERCHE MOSTRANO un NESSO fra MICROBIOMA Intestinale (intestino) e CERVELLO - 09/01/2015
Chiamate collettivamente microbioma, le migliaia di miliardi di microbi che abitano il corpo umano vivono principalmente nell’intestino, dove ci aiutano a digerire il cibo, a sintetizzare le vitamine e a difenderci dalle infezioni. Ora, recenti ricerche sul microbioma hanno dimostrato che la sua influenza si estende ben oltre l’intestino, fino ad arrivare al cervello. Negli ultimi 10 anni, vari studi hanno collegato il microbioma intestinale a una serie di comportamenti complessi, come umori ed emozioni, appetito e ansia.
Il microbioma intestinale sembra contribuire al mantenimento della funzionalità cerebrale, ma non solo: potrebbe anche incidere sul rischio di disturbi psichiatrici e neurologici, fra cui ansia, depressione e autismo. Una delle modalità più sorprendenti con cui il microbioma influisce sul cervello è durante lo sviluppo.
“Esistono delle finestre evolutive critiche in cui il cervello è più vulnerabile poiché si sta preparando a rispondere al mondo circostante”, spiega Tracy Baie, docente di neuroscienze presso la facoltà di veterinaria dell’Università della Pennsylvania. “Così, se l’ecosistema microbico della madre si modifica - per esempio a causa di infezioni, stress  o diete - ciò cambierà il micro bioma intestinale del neonato, e gli effetti possono durare tutta la vita.”
Altri ricercatori stanno esplorando la possibilità che il microbioma abbia un ruolo nelle malattie neurodegenerative come l’Alzheimer e il Parkinson.
Fonte: MedicalXpress.com : http://tinyurl.com/kaa2j36

Commento NdR: ma cio’ puo’ accadere anche e non solo per i vaccini che il neonato subisce dai due, tre mesi  in avanti…infatti se una madre ha delle amalgami dentali in bocca (contengono mercurio) il neonato potra’ subire delle conseguenze anche gravi.

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The Second Brain 
The gut has a mind of its own Operating like the cranial brain and looking uncannily similar to it, the gut brain is continuously active, whether we're aware of it or no -  writes CHANTAL OUIMET - ( By CHANTAL OUIMET)
Special to The Globe and Mail -  Tuesday, December 31, 2002 - Page R7

Ever wonder why you get cramps when you're stressed ? Or why you get "butterflies" in your stomach before a job interview ?
And why your gut tells you not to trust a certain person ?

Scientists say it's because the body has two brains -- the familiar one encased in our skull and another more obscure one in our gut. This "second brain," known as the enteric nervous system, is located in our digestive tract and holds about 100-million nerve cells -- more than in our spinal cord.

Less complex and smaller than our cranial brain, this "second brain," which contains between 70 to 85 per cent of the body's immune cells, is an independent data-processing centre handling a complicated circuitry of neurons, neuromodulators and neurotransmitters.

"Every neurotransmitter that exists in our brain, also exists in the gut without exception. The brain in the gut is simply the brain gone south," says Dr. Michael Gershon, author of The Second Brain, and chairman of the department of anatomy and cell biology at Columbia University College of Physicians and Surgeons.

In 1899, anatomists and physiologists studying dogs found that, unlike any other reflex, the continuous push of material through the digestive system continued after nerves linking the brain to the intestines were severed. In other words, they discovered the gut had a mind of its own.

Operating like our brain and looking uncannily similar to it, the gut brain responds to stimulus and is continuously active whether we're aware of it or not. But it doesn't think or feel. Feeling is held in the cerebral cortex of the brain. This "second brain" performs a different role.

"The brain in the head deals with the finer things in life: religion, philosophy, appreciation of art and music, creativity, etc.," says Dr. Gershon. "Whereas the brain in the gut deals with this dirty, messy and disgusting business of digestion. The brain in the head doesn't have to get its hands dirty with that kind of thing since it has delegated the job."

They may have different roles but our two brains are interconnected. One thousand to 2,000 nerve fibres connect them and enable the two to talk. When one gets upset, the other one does too.

"I don't think we could have made that statement a few years ago. . . . We've been finding out that the nerves in the gut independently regulate gut function, but do so in a dialogue with the nerves in our head. It's a nerve-to-nerve discussion," says Keith Sharkey, physiology and biophysics professor at the University of Calgary.

Interest in the gut brain resurfaced in the early 1980s after new technology became available.

"For the first time, we were able to see in elegant and exquisite detail the specific way that nerves went from A to B," explains Prof. Sharkey. "That gives you a chance to ask questions that could not or had not been asked before."

There are approximately 250 research laboratories now studying the enteric nervous system around the world. T
his new breed of neuroscientists is not only fuelling the present renaissance in the field of neurogastroenterology (study of the nerves entrenched in the lining of the esophagus, stomach, small intestine and colon), but offering insights into malfunctions of both brains.

Scientists have discovered that the gut brain may be involved in gastrointestinal disorders like ulcerative colitis, Crohn's disease and irritable bowel syndrome -- a condition that affects between 15 and 20 per cent of the population.

"Back in the days when . . . I was a medical student, I was taught that these diseases were psychosomatic. . . .
But they're a real thing. Your gut can literately drive your brain crazy," notes Dr. Gershon. "If you are walking around with a burning sensation in your upper belly and it feels terrible, you can get pretty anxious. Likewise, if you've got aches and you're on the toilet with diarrhea every five minutes, it can change your personality. But it's more than that."

For many years, individuals (mostly women) with irritable bowel syndrome, a functional disorder characterized by abdominal pain, bloating, flatulence, diarrhea and/or constipation, suffered in silence. Doctors believed the illness was imagined -- all in the head.

"We now know IBS is not psychosomatic. There is an element of the brain controlling the gut which has to be born in the mind.
But we now understand that there is also an organic and physiological basis for the functional changes in the little brain," declares Prof. Sharkey.

Dr. Nicholas Diamant, a gastroenterologist at Toronto Western Hospital and an emeritus professor of medicine and physiology at the University of Toronto, agrees that both brains are involved in the disorder.

"The brain sends signals down to the little brain via the spinal cord which acts as a gate for the pain signals," Dr. Diamant says. "The brain may not be closing this gate adequately to modulate and regulate the signals coming up from the gut. Therefore, the brain is letting more signals come up than it normally would."

A study by the Mayo Foundation published this August in Gastroenterology, the official journal of the American Gastroenterological Association, suggested there is genetic determinant that predicts the response to medication of IBS patients with diarrhea-predominant symptoms.

"It has to do with how the body inactivates the [neuro]transmitter serotonin. In some patients, the body inactivation is more efficient and the patient therefore responds better to the medication," explains Dr. Michael Carmilleri, professor of medicine and physiology at the Mayo Clinic in Rochester and one of the authors of the report.

"It's a landmark paper. . . . We are starting to relate changes in the signalling in the 'second brain' to real diseases based not only on functional changes but on genetic studies as well," says Prof. Sharkey.

This July, a drug came on the Canadian market to treat patients (women only) with constipation-predominant IBS.
Experts say Tegaserod, known commercially as Zelnorm, is only effective in 60 to 65 per cent of people.

"IBS is defined by a series of symptoms," says Prof. Sharkey. "It's a multiple disease entity. . . . We don't understand it well enough to ever consider a miracle-type cure because it's too complicated for that."

In the case of Crohn's disease and ulcerative colitis (both autoimmune diseases), Dr. Carmilleri says the gut brain may play a role. "There is some interaction between the immune cells in the intestines and the 'second brain.' "

The discovery of the brain-gut connection also allowed scientists to learn what is at the heart of the most visceral human emotions.
A gut feeling, for example, isn't just a poetic image used to convey intuition. It arises from the interplay between our two brains.

 "It's a "body loop" which is activated every time we are being challenged or stressed. From a lifetime of activating this "body loop" during good or bad situations, we learn to interpret this preverbal feedback as good or bad," says Emeran Mayer, professor of medicine and physiology at the University of California -- Los Angeles.

Butterflies are minor indicators of pain and another example of this close relationship. Prof. Mayer says when one is faced with an anxiety-ridden situation, the brain in our skull sends urgent messages to our "second brain" and throws it off balance. "The big brain also becomes more sensitive to signals from the gut and amplifies them to unpleasant conscious sensations," he wrote.
Therefore, one reads this response as gurgling or "butterflies" in the belly.

Stomach cramps, heartburn, diarrhea or constipation due to stress are again an illustration of the gut rising to the level of conscious perception. "The dialogue between the brain in our head and the brain in our gut sometimes goes awry. . . . in such a way that the brain in our gut responds inappropriately to stimulus," says Prof. Sharkey. In turn, the nerves tell the muscles to contract more or less or make the glands secrete more or less fluid.
Not all of the signals sent from the "second brain" to the cranial brain are bad news. "Some of the information that is being sent from the gut to the brain can establish how well the brain in the head works. . . . Your gut doesn't think for you but if it's behaving well, it can contribute to your mood being good," says Dr. Gershon. As a result, this interaction plays a role in dictating behavior and in creating human joy as well as sadness.

Scientists affirm the brain constantly communicates and listens to our "second brain." Its functions are then taken over by the brain with respect to the activation of major emotions such as fear, anxiety, anger, sadness or happiness. There is no direct proof but a lot of suggestive evidence.
"Chemicals released from cells within the 'second brain' . . . can activate vagal sensory neurons (cells high in the neck) which signal back to the brain. These vagal sensory neurons play a prominent role in many emotional processes and it is certainly conceivable that such signals play a role in generating happiness or a sense of well-being.
The newborn gets its first sense of well-being from stimulation of the gut and release of chemicals through milk," wrote Prof. Mayer.

Dr. Diamant, a specialist in the mind-body connection, says each person's "second brain" reacts differently. "If you think everybody feels the same thing when the gut does something, you are in deep trouble. You have to consider the whole person and all the baggage they carry. The gut's reaction may be based on many experiences as well as the individual's genetic makeup."

 It's an exciting time for scientists because research in the field of neurogastroenterology is still evolving.
Even medical students are generally shocked by the "second brain's" complexity.
"That hasn't really made it to the textbooks yet," says Prof. Sharkey. "It takes a few years for emerging knowledge to become dogma."
By Chantal Ouimet


Commento NdR: Meglio pero' informarsi su come "funziona" il proprio essere (mente-corpo) anche perche' "Cuore ha un suo cervello" (il terzo del corpo) ed imparare a stare sempre bene:
vedi:
Protocollo della Salute  +  Cure Naturali + Cervello del Cuore


Continua in: Due Cervelli - 1