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AELOHIM, chi sono ?   - La nascita di Yaweh
Universo Intelligente + Universo Elettrico + SOVRANITA' INDIVIDUALE (Dichiarazione)
 

AELOHIM = e' la parola antica fenicio-aramaica-samaritana-ebraico antico che definiva sia gli ELETTRONI (parti-celle subatomiche di carica negativa), sia gli Esseri luminosi, gli "dei" discesi dal cielo, che hanno aiutato gli Umani nella loro evoluzione, descritti negli antichi  testi, Bibbia compresa.

Delle tre parti-celle che costituiscono gli atomi, l'elettrone è di gran lunga il più leggero ed il più piccolo. Per avere un idea del suo peso dobbiamo pensare che ci vorrebbero dieci miliardi di miliardi di miliardi di elettroni per fare un solo grammo di materia !

Il film del movimento di un elettrone: Guarda il video

Ottenuto da ricercatori svedesi dell’Università di Lund. Permetterà nuove applicazioni dell’elettronica.
"Per la prima volta lo abbiamo ripreso mentre si svincola dal nucleo attorno a cui gira vorticosamente e fugge via a cavallo di un raggio di luce". Con questa suggestiva immagine un gruppo di fisici svedesi dell’Università di Lund, ha annunciato una nuova conquista della fisica atomica: il primo film di un elettrone in movimento.
Un successo da Oscar della scienza. Finora erano state prese immagini istantanee dell’elettrone, ora si passa a sequenza animate che permettono di studiare più a fondo il comportamento di queste particelle, alla base, oltre che della materia di tutto l’Universo, anche di tutta l’elettronica, dai computer ai telefonini.
L’elettrone è uno degli ingredienti fondamentali dell’atomo. Al centro dell’atomo c’è un nucleo contenente cariche elettriche positive, i protoni; attorno al nucleo ruotano uno o più elettroni, ciascuno con una carica negativa.
Con paragone forse troppo semplice, ma comprensibile ai più, l’elettrone è stato paragonato a un pianeta che gira attorno al Sole, ma in scala infinitesimale e con un’importante caratteristica: la sua velocità media di rotazione attorno al nucleo è di circa 3 mila km al secondo, cioè l’uno per cento rispetto a quella della luce. Troppo veloce perché il suo movimento potesse essere ripreso con una telecamera.

Un fotogramma tratto dal filmato da: www.livescience.com

Il "TRUCCO" -
Ma gli scienziati svedesi sono riusciti a estendere al mondo dell’estremamente piccolo quell’artificio che nelle discoteche si chiama "luce stroboscopica": una sequenza di impulsi luminosi rapidissimi sotto l’effetto dei quali il movimento dei ragazzi che ballano sembra scomporsi in una successione di istantanee.
Lo "stroboscopio" inventato dai ricercatori della Lund è da primato: è capace di lanciare un impulso di luce laser ogni "attosecondo", termine con cui i fisici indicano un miliardesimo di miliardesimo di secondo. "Per fare capire quando dura un attosecondo, possiamo dire che esso è tanto breve quando un secondo lo è rispetto all’età dell’Universo", ha spiegato il professor Johan Mauritsson, portavoce del gruppo di ricerca, il quale ha poi mostrato in anteprima alla stampa lo spettacolare film dell’elettrone che oscilla "cavalcando un raggio di luce".
Grazie a questo metodo di ripresa le interazioni fra particelle e radiazioni saranno sempre più evidenti e di ciò si gioveranno sia i fisici teorici per spiegare i principi di comportamento della materia elementare, sia gli applicativi per inventare nuovi dispositivi in grado di governare l’utilissimo elettrone.
By Franco Foresta Martin  - 26 febbraio 2008  - Tratto da: corriere.it

Commento NdR: in realta' questi ricercatori NON hanno visto l'Elettrone, ma la sua "impronta" che Egli determina nel nostro spazio-tempo nel suo agire....

vedi anche: Charon
+ le prime 7 parole della Genesi + Ufo nella Bibbia + Ufo Astronauti + Ummiti + Ufo Astronauti + Chi e', cosa e' dio ? +  Chi e' cosa e' il diavolo ? +  Chi e' cosa e' il cristo ? +  Chi siamo noi ?  +  Morte cosa sei ?

Lettere, numeri, ed info sull'Ebraico antico, pre-sinaitico

http://paperzz.com/doc/354741/hebrew-letters-numbers---bet-hashem-midrash

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Dell'Elettrone e degli esseri composti da elettroni, si parlava gia' nella Bibbia:
Definizione della parola: AELOHIM (parola mal tradotta, nelle Bibbie attualmente in uso, in “Dio”, è scritta nel testo ebraico antico originale al plurale, cioè significa quindi Dei, essendo Ael od Aeloha la stessa parola espressa al singolare), significa anche le innumerevoli Forme di Lui-gli-Dei o se preferite, il Principio, l’Idea, si Moltiplica in tanti “Dei”, Aelohim, cioè in tante forme Psico-Materiali, Energetiche Pensanti, ovvero in Campi (CEI), dei corpi viventi, luminosi (angelici=Extraterrestri) sia corpi umani e/o simil umani con caratteristiche fisiche particolari.  
Precisazione: Il suffisso ...ebraico "im"  indica i plurali per i SOGGETTI e/o le estensione di spazio solo per gli oggetti.....
Quando si parla di oggetti, significa una "estensione di spazio"; quando si parla di SOGGETTI significa una "pluralita' di soggetti" !
Il termine Aelohim o “Elohìm” (è un termine plurale maschile, espresso al singolare si scrive e dice: “el”; al femminile “Eloha”) Esso è un termine molto dibattuto circa il suo significato.
Per alcuni, Eloha (singolare femminile) si legge Alah ovvero Allah (dio dei musulmani). Generalmente significa “signori” o “guardiani” ma anche “splendenti”, "portatori di luce".
Questo termine era utilizzato per indicare potenti personaggi sovrumani "provenienti dal cielo" e quindi “divinità” e, in alcuni casi come “angeli” e anche come figli di dio o dei - vedi gli Annunaki, (NdR: della Genesi) "coloro che discesero dal cielo".
Oggi sarebbero definiti dal genere umano, come “alieni” e furono adorati-venerati, come “dei”.


Quella che forniamo qui sotto e’ solo una delle possibili definizioni della parola AElohim.
"AE", sta per l'articolo "IL"  lettera "HET"  consonante e non vocale e si scrive attaccata alla parola.
Un inciso: La parola “El” (dio al singolare) significa: l’elevato, colui che si innalza nel cielo, colui che conosce, il "forte" il "potente" e questa definizione si trova in gran parte delle civiltà mediorientali e indoeuropee, radice dalla quale e’ nata, in caldeo, ebraico, arabo, siriano, etiopico,  la parola dio….espressa al singolare !
Elo + him significa proprio: la moltiplicazione della parola El, quindi il plurale della parola singolare El.
La parola “Dio” (parola espressa al singolare) in Ebraico si traduce come EL ELYON  (parola espressa al singolare maschile)
Nell’antico testamento questa parola NON esiste ne’ e’ menzionata; ma al contrario e’ menzionata e citata la parola Aelohim e/o YHWH (YAOUE’); cio’ significa che la Genesi e’ stata probabilmente scritta da diversi autori e/o potrebbe darsi che YHWH sia solo il capo/re/signore, degli Aelohim, razza di esseri provenienti da lontano….., probabilmente dal cielo….astronomico, quindi potrebbero essere extraterrestri: Isaia – Cap. 13: verso 5, … "Vengono (gli Elohim) da un paese lontano, dall'estremo orizzonte, il Signore Yahwhe e gli strumenti della sua collera, per devastare tutto il Paese": "BHAIM HEM MEHEREZ MERCHAK, MIKZE HASHAMYIM YAHWHE UKLEY ZAHAMO LECHABEL BAHAREZ".

Che gli Aelohim avessero sembianze umane e’ certo, perche’ e’ scritto nella Torah’:
ELOHA YAHEWE: Esodo Cap. 33: verso 11:….."Cosi il Signore Yaweh' parlava a Mose' faccia a faccia, come un uomo parla con altro" …."VADIBER YAHWHE EL MOSHE PANIM EL PANIN KAHASHER YEDABER HISH EL REHEHU"  ELOHIM:
Samuele 1 Cap. 4:8 "Guai a noi, chi ci libererà dalle mani di queste divinità Elohim cosi potenti ? Queste divinità hanno colpito con ogni piaga l´Egitto nel deserto": HOY LANU MI YAZILENU MIYAD AHELOHIM HAHADIRIM AELLE: ELLE HEM AELOHIM HAMAKIM ET AMIZRIM BECHOL MAKA BAMIDBAR".

Anche la parola, successivamente introdotta nel testo della Torah’: Adonai, (parola espressa al plurale), significa Signori (parola espressa anch’essa al plurale); la parola ADONAY e’ quindi una parola plurale della quale il singolare è ADON che significa Signore. Quindi la parola Adonai e' in realta' un pronome al plurale, significa Dei, non Dio (singolare), come la parola Aelohim (Dei); il singolare di Adonai  e' Adon, dalla quale deriva la parola "Don" = signore anche in italiano.
Nelle varie edizioni delle Bibbie, la parola Adonai (plurale) viene tradotto impropriamente con "Signore" e, nell'astronomia, rappresenta il Sole;
Quindi anche la parola della Genesi “Aelohim” è stata tradotta impropriamente nelle Bibbie di oggi, con il termine “dio” (singolare); questa errata traduzione non rende il significato profondo di quel Nome, anche perché essa è una parola del testo originale, lo ricordiamo ancora una volta, espressa al plurale e non al singolare; i traduttori avrebbero dovuto scrivere la parola “Dei”, ma siccome questi religiosi erano “monoteisti” la cosa a loro suonava male e quindi hanno falsificato il testo per far quadrare le cose.

La Parola Aelohim, ben ritradotta, significa anche: LUI-Essi-che Sono (Lui, in tutti - Tutto ciò che È e che dice di Sé, IO Sono, contiene LUI, il Principio, come idea, non come inizio temporale, l’Assioma, la Coscienza): Lui-gli-Dei, l’ImManifesto in Tutti, come iDea principiale e matriciale; come forma Fisica esteriore significa, oltre ad esseri luminosi e/o provenienti dal cielo astronomico, Angeli, Extraterrestri, simili agli umani,  ma anche: ELETTRONI (Particella sub atomica).
Questa parola è l’antico nome in Ebraico, Fenicio, degli Elettroni/Positroni (+ e -), prima Forma Energetica Complessa assunta dall’InFormAzione Quantico-Tachionica, nel Fotone e quindi nell’Elettrone (insieme fotonico) e contenente la Coscienza, il Principio, lo Spirito elaborato, reso sempre più complesso, personalizzato e quindi memorizzato negli atomi che compongono il vivente (e quindi anche nel VuotoQuantoMeccanico), che attiva e tende ad ampliare sempre il proprio Campo Psico Energetico Informato (CEI), all’interno del quale il corpo fisico si manifesta.
vedi:
http://web.tiscali.it/angolodidario/unmondodiscritture/Ebraico.html

Questa parola  (Fenicia ed Ebraica) “Aelohim”, intesa come elettroni, si contrasse al tempo dei Greci in “AEONI” (Eoni, Ioni = vedi dizionario: “Esseri Eterni intermediari tra Dio, lo Spirito, il Pensiero e la Mater-ia”); dal tempo di Gesù il Nazareno fino al secolo scorso, fu utilizzata dalle correnti esoteriche, poi se ne modificò leggermente il suono in Elettroni (positroni cioè elettroni con carica positiva), però rimase il suo significato: Aelohim - Elettroni: “Portatori di Luce, di Informazione”, portatori di energia; oggi li definiamo impropriamente così: “particelle con carica Elettromagnetica con caratteristiche anche ondulatorie”; in realtà esse hanno la proprietà di assumere possibilità e forme ondulatorie o di trasmutarsi in forze “cariche” elettromagnetiche a seconda del caso e delle necessità.

Il fisico del Plasma dr. Winston Bostick ha affrontato esattamente questo problema studiando la fisica delle particelle “sub atomiche” e di conseguenza anche quelle dell’Elettrone/Positrone, scoprendo che essi non corrispondono a nessuna concezione tipo: “punto materiale carico elettricamente”, definizione che si trova in molti libri di fisica; ma “essi” devono essere compresi come un processo idrodinamico che può avere molte forme, trasmutandosi a seconda delle necessità, in carica “forza” elettromagnetica od in “corpuscoli” con massa e che queste possibilità trasformiste dipendono dal modello del processo più ampio al quale partecipano ed in certi casi la geometria del processo richiede l’azione di un gigantesco numero di Elettroni che forma un sistema Coerente che può divenire un Campo (CEI) ed essi di conseguenza si comportano “come se fossero un solo Elettrone”, come avviene per esempio nelle onde di corrente nei super conduttori oppure negli esseri Viventi; infatti gli Elettroni creano l’UniVerso e lo mantengono in Vita, assieme alle Creature più complesse, per portare avanti nella manifestazione il Progetto Vita.

Il prof. Moon (USA) ha considerato anche i nuclei degli Atomi allo stesso modo, cercando e riTrovando che le possibilità delle loro configurazioni geometriche (trasformismo, trasmutazioni, polarizzazione) arrivano a formare tutti i solidi possibili (perturbazioni geometrico/spaziali); queste “scoperte” richiamano immediatamente agli antichi studiosi che già affermavano tali teorie, confermate oggi anche dalle scienze più avanzate, (vedi Nuova Scienza ); queste “dimensioni geometriche” divengono poi con le strutture sempre più complesse, le dimensioni “spazio/temporali” dei vari Campi ElettroMagnetici Informati (CEI) alle quali essi partecipano assieme agli altri esseri più complessi, ma che hanno minori gradi di libertà.

Il testo biblico della Genesi che stiamo esaminando però aggiunge, oltre ai significati già espressi, che gli Elettroni/Positroni, sono anche Esseri Intelligenti = Extraterrestri od Extradimensionali. come anche oggi afferma una parte dei fisici e degli scienziati.
Ma sono o possono anche altri esseri extraterrestri:
 
Angeli-2
+ ANGELI, DEMONI, EXTRATERRESTRI + Angeli-1 ed Extraterrestri + Angeli-3 ed Extraterrestri

E’ stato dimostrato che il sangue è l’organo con minori probabilità di mutazione. Se si esclude quella di cui stiamo dibattendo, la scienza non ha mai registrato altre mutazioni genetiche nel sangue. Elemento che supporta la tesi secondo cui il fattore RH- sia stato introdotto da una fonte esterna, ad esempio esseri simili agli umani, ma non terrestri.
E’ possibile che una specie aliena abbia manipolato la vita preesistente sul pianeta per creare l’uomo moderno ?

La Stirpe Giunta dal Cielo.
Molti testi antichi, compresa la Bibbia, sembrano supportare questa teoria. Molte storie nei testi antichi, in particolare quelle contenute nei testi pre-cristiani, narrano di una stirpe giunta dal cielo che avrebbe creato l’uomo a propria immagine.
L’uomo primitivo (NdR: naturalis) li identificò come divinità dalla straordinaria longevità, e capaci di compiere prodigi, ad esempio volare su strani veicoli e provocare assordanti boati e/o sparando fuoco da tali mezzi.
Gli esseri umani assistettero alla edificazione di mastodontici monumenti anche con pietre pesanti in certi casi anche oltre le 1.000 tons, e splendide città da parte di queste creature apparentemente "divine", in realta' chiate cosi perche' andavano e venivano dal cielo con le loro macchine volanti chiamate ad esempio in India negli Ayurveda; "Vimana"). Perché dal punto di vista di un umanoide primitivo essi non potevano che apparire come "divinità".

Ma in realtà chi erano, tali divinità ? Le storie antiche ci dicono molto su di esse. Mediante ciò che si suppone fosse tecnologia avanzata potevano volare in cielo e nello spazio. Erano maestri di aviazione, di metallurgia, di astronomia, medicina e – ovviamente – di genetica. Conoscevano la energia atomica ed utilizzarono il suo potere distruttivo, a giudicare dalle prove prodotte da studi di paleo-geologia (v. correlati). Conoscevano le tecniche della agricoltura e sapevano come creare cereali più nutrienti ed altri derivati alimentari. Tutte le granaglie con cui gli esseri umani si alimentano da molto tempo, sono apparse contemporaneamente sul pianeta nel corso di un periodo non più lungo di 10.000 anni. Tempo molto breve, biologicamente parlando, oltre il quale non fu più sviluppata alcuna nuova forma di grano.
I nostri testi antichi narrano che un giorno queste creature iniziarono ad accoppiarsi con gli esseri umani. La Bibbia dice che gli dei guardarono le donne e le trovarono piacevoli per gli occhi e quindi le presero in mogli e concepirono figli, molti figli.

Nella prima parte di questo articolo ho descritto cosa accade quando due specie geneticamente simili ma non uguali, vengano incrociate. Esse producono ibridi, ad esempio i muli risultanti dalla ibridazione di cavalli ed asini. Tuttavia la non perfetta compatibilità genica fa si che i muli nascano sterili. Di conseguenza quando sarebbero stati creati gli esseri umani, essi potrebbero essere stati il frutto di una ibridazione ottenuta in un laboratorio e ottimizzata mediante tecnologia avanzata, dal punto di vista delle facoltà riproduttive.
Potrebbero essere stati creati tre prototipi, ognuno più avanzato del precedente. I primi due avrebbero funto solo da iter sperimentale per giungere all’ultimo e definitivo tipo (v. correlati). Si sospetta che l’uomo di Neanderthal sia stato uno dei primi risultati di questi esperimenti, mentre sarebbe molto più elevata la possibilità che il Cro-Magnon sia stato prodotto da tali sperimentazioni. L’ultimo tipo sarebbe corrisposto a ciò che oggi definiamo proto-umanità, e da esso sarebbe disceso l’uomo moderno, cioè il risultato finale degli incroci tra gli ‘dei’ e la proto-umanità.
Questo incrocio in larga parte non avrebbe prodotto inconvenienti dal punto di vista della riproduzione, ad eccezione di una linea di sangue che sviluppò il fattore RH-negativo, che cioè non ereditò la proteina ematica connessa agli antenati scimmieschi.

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La "NASCITA" di “Yaweh” (Jahwe)
Che Genesi e gran parte del materiale contenuto nella Bibbia siano echi di eventi immortalati su pietra precedentemente dai Sumeri è ormai cosa nota.
La religione ebraica, nata dal culto del dio En.Lil (“divinita” Sumera) e della sua stirpe, è giunta a noi come religione monoteista e ha spianato la strada per il cristianesimo e l'islamismo. Ma nella sua fase iniziale l'ebraismo non conosceva una singola divinità.
Quando leggiamo nella Bibbia il plurale Elohim non dobbiamo lasciarci ingannare dalle spiegazioni che ora ci vengono date dagli interpreti e apologeti di una religione monoteista. Loro dicono infatti che Elohim è un "plurale majestatis" però non sanno o non vogliono spiegare, perché in alcuni casi verrebbe usato questo "plurale majestatis" e altre volte invece la versione singolare.
La realtà è che il termine Elohim, plurale di Eloah (provenienti entrambi dalla radice El = Signore/Dio), indica una “collettività” di dei (NdR: pluralita’).
Ciò è eco delle innumerevoli iscrizioni sumere in cui si parla di “consiglio degli dei”, dei “sette che decretano i fati” ecc.
Abbiamo già affrontato in un precedente articolo (vedi: La nascita di Satana) il tema fondamentale dell'enoteismo ebraico e di come venne creata la figura di Satana riferita alla stirpe enkita (En.Ki, fratellastro di En.Lil, e tutta la sua progenie, erano rappresentati dal Serpente, nella cultura Sumerica).

Qui andremo invece ad analizzare in profondità la nascita e l' evoluzione della figura di El fino ad identificare Yaweh.

1) Da En.Lil a El
En.Lil, figlio di Anu, fratellastro di En.Ki, era considerato in Mesopotamia la maggiore divinità. Anche se a capo del pantheon sumero stava Anu, la sua figura era più quella di un “patrono” che quella di un Dio-guida. Era una “carica onoraria”, onorifica, in quanto padre delle due divinità principali, appunto En.Lil ed En.Ki le quali, assieme ai loro discendenti, fecero nascere ed evolvere la civiltà a Sumer.
Il nome En.Lil significa letteralmente “Signore del Vento/Aria” (NdR: “colui che domina l’aria”, per cui poteva volare nel cielo, di moto proprio oppure con “macchine volanti”) ma il termine Lil ha anche il significato di “potere, comando”. Da qui la traduzione di “Signore del Comando” che viene fatta in molte tavolette sumere dedicate all' esaltazione della figura di questa divinità.
En.Lil veniva chiamato anche Ellil, nome da cui è nata poi la radice accadica Ilu per descrivere “gli dei”, e dalla quale a sua volta nacquero il termine ebraico El e quello arabo Allah.
El, dunque, non era un nome proprio di una divinità ma un termine descrittivo (NdR: generico di una stirpe).
Uno degli appellativi accadici di En.Lil era Ilu.Kur.Gal, 'Signore della Grande Montagna', che è esattamente lo stesso epiteto che l'ebraismo usa per la sua divinità con il nome El Shaddai.
A questo punto è bene tenere presente una cosa: essendo l' ebraismo nato dalla devozione a En.Lil, è a lui che vengono attribuiti tutti gli eventi e le azioni principali e “positivi” per la civiltà ebraica. A lui e alla sua progenie.
Analizziamo quindi alcuni episodi raccontatici dalla Bibbia che trovano riscontro in testi sumeri e che riguardano En.Lil, permettendoci di effettuare questa identificazione tra le due divinità.

1.1) La Creazione
Nel racconto della creazione dell' uomo, il testo biblico ci racconta che 'Gli Elohim (quindi un numero minimo di 2 divinità) crearono Adamo dalla terra, [...] maschio e femmina li crearono[...]'.

Successivamente si dice che 'Allora Il Signore Dio (singolare) piantò un giardino nell'Eden a Oriente, e vi pose Adamo, perché lo coltivasse [...]'.

Nelle bibbie moderne il tutto viene ridotto al singolare, ma è rimasta la differenza di denominazione tra i due passaggi.
Nel primo si parla di “Dio” che rivolgendosi a qualcuno dice (NdR: al plurale) “Creiamo l' uomo a nostra immagine”, nel secondo si parla del “Signore Dio” e i verbi sono al singolare.
Da una analisi attenta si comprende come un gruppo di dei nel primo passaggio crei l' uomo, e come poi un singolo dio, nel secondo passaggio, lo ponga nel giardino dell' Eden.
Andando a leggere le traduzioni di alcuni miti sumeri, troviamo una esatta corrispondenza.
Il primo passaggio della Genesi corrisponde a un testo che in forma contratta è stato incluso nell'Enuma Elish e che racconta di una riunione di divinità (vengono menzionati Anu, En.Lil , En.Ki e poi Nin.Hur.Sag che viene convocata) durante la quale En.Ki propone di creare un essere che porti il fardello del lavoro che spettava agli dei. Le parole usate da En.Ki e tramandate nel mito sono:
“L' essere di cui parlo esiste già, dobbiamo solo imprimergli il nostro marchio”.
Anche qui, come nel primo passaggio della Genesi, abbiamo un discorso tra varie divinità, l'uso del plurale, e l' intenzione di creare un essere umano ad opera di più divinità.
Il testo sumero continua con “Guardate, abbiamo qui Mami (uno degli epiteti di Nin.Hur.Sag), che sia lei a dare vita al nuovo essere” e con la risposta di Nin.Hur.Sag: “Da sola non posso farlo, abbiamo qui En.Ki dio di grande sapienza, che sia lui ad aiutarmi in questa impresa”.
Anche in questo passaggio quindi si fa riferimento al fatto che la creazione avviene ad opera di almeno due diverse divinità.
Il secondo passaggio della genesi corrisponde al testo sumero in cui l'Adapa, l'essere appena creato, viveva nell'Ab.Zu, sotto il dominio di En.Ki, il suo creatore.
In questo testo si racconta di come gli altri dei che vivevano e lavoravano nell'E.Din (Mesopotamia) si ribellarono ad En.Lil (sotto il cui dominio stava la zona) chiedendo che “Anche a noi sia portato il Lu.Lu e che sopporti lui le nostre fatiche”. Fu allora che En.Lil con un 'raid' nell'Ab.Zu rubò l'Adapa e lo portò nell'E.Din, nella zona a est dell' Eufrate (l'Eden a Oriente).
Anche in questo caso, come nel corrispondente racconto biblico, il protagonista è UN dio e non un gruppo.

1.2) Il Diluvio
Nel racconto biblico del Diluvio Universale, Dio decide di sterminare gli uomini a causa della loro “corruzione morale”.
Questo Dio decide di mandare un diluvio che avrebbe distrutto ogni forma di vita e simbolicamente lavato il peccato dal mondo.
Improvvisamente però leggiamo che “Noè trovò grazia nel cuore di Dio perché era un uomo giusto”. Quindi Dio cambia idea e decide di salvare non solo Noè, ma anche sua moglie, i suoi 3 figli, e le 3 nuore.
Dio va da Noè e gli dà istruzioni per costruire una barca nella quale dovrà salire con la famiglia prima del diluvio, e stipare provviste animali e vegetali per poter far ripartire la vita dopo la catastrofe.

Il racconto sumero è molto più dettagliato.
E' sempre En.Lil che decide di distruggere i discendenti di Adapa a causa del loro proliferare: “Le loro voci mi arrecano fastidio, il loro accoppiarsi mi toglie il sonno, [...] ma non posso fare niente contro loro per causa di mio fratello, Egli li protegge”.
Successivamente En.Lil convoca En.Ki e gli intima di usare il suo potere per “correggere i danni che la tua creazione ha portato”... crea quindi un diluvio che spazzi via l'uomo dalla terra”, ma En.Ki risponde che “questo non è mio potere, non è una azione per me... è una azione per te, En.Lil, e tuo figlio Nin.Ur.Ta. Se vuoi un diluvio dì a Nin.Ur.Ta di aprire le porte del cielo”.

La frase conclusiva del passaggio, pronunciata da En.Lil, è una trasposizione della frase del racconto biblico: “Ecco io allora lo farò da me... manderò il diluvio per spazzare l' uomo dalla terra”.

Nel racconto sumero però troviamo una differenza significativa.
Mentre nella Genesi è Dio a cambiare idea all' ultimo momento e decidere di salvare Noè e la famiglia, nel corrispondente passaggio sumero è En.Ki a voler salvare Utnapistim, suo sacerdote, dirigendosi fuori dalla sua casa e facendo finta di parlare a un paravento di canne (in modo che comunque Utnapistim potesse sentirlo), perché En.Lil aveva fatto giurare agli altri dei di non rivelare la sua intenzione.
Le parole del testo sumero iniziano con “O capanna di canne ascoltami ! O Muro ascoltami ! Abbatti questa casa, lascia qui ogni tuo bene terreno e costruisci una nave, riempila di tutto ciò che è vivo [...]”.

Questa divisione dei ruoli di distruttore e di salvatore nel testo sumero, nel momento in cui si sono attribuite a En.Lil tutte le azioni 'positive' compiute da altri dei, è stata tradotta nell'improvviso quanto sospetto”'cambiamento di idea” che compare nella Genesi.

1.3) La Torre di Babele
Anche il racconto del Genesi, della Torre di babele, seppur di poche righe, contiene una traccia utile a identificare En.Lil con Dio. Mentre il popolo che si è stanziato nella “Valle di Shinar” costruisce la città con la torre, “Il Signore venne giù a vedere la città e la torre che i figli degli uomini avevano costruito”. A questo punto Dio, rendendosi conto che l’ uomo era talmente civilizzato da pensare come un “popolo” e non come gruppi di singoli o tribù, vede in questo un pericolo. Questa preoccupazione traspare dalle parole:
“Guardate ! Ora la gente è unita, con una sola lingua, ed ecco ciò che cominciano a fare. Compiendo questo niente sarà più loro impossibile di ciò che immagineranno”.
Il Signore prende quindi una decisione ed esorta altri non precisati dei a seguirlo: ‘Venite, scendiamo e confondiamo le loro lingue, così che non possano più comprendersi’. La strategia di Dio è semplice ed efficace. Se gli uomini fino ad allora parlando una lingua comune erano riusciti ad organizzarsi, ora con lingue diverse non ci sarebbero più riusciti.

La Genesi è un ultracondensato di racconti, e ciò fa sì che le varie parti del racconto della Torre di Babele siano riportate di seguito anche se descrivono momenti diversi distanti parecchio nel tempo.
Difatti nella Bibbia subito dopo questa esortazione da parte del Signore, ci viene raccontato di come “Allora il Signore confuse le loro lingue, e scacciò gli uomini in varie zone della terra”. Ovviamente il “confondere” le loro lingue non può essere un gesto immediato. Anche la dispersione degli uomini dalla valle di Shinar in altre terre non è una azione immediata. Per entrambe queste opere è richiesto un certo lasso di tempo che però viene eliminato nel racconto che è appunto un sunto.
E’ bene notare come anche in questo racconto c’ è un personaggio al singolare che parla a un gruppo di altri personaggi, ma agisce da solo. La distinzione singolare/plurale anche in questo passaggio è chiara.

Abbiamo un corrispondente racconto sumero che possa aiutarci con questo brano ?
Esiste un racconto che contiene poche linee che descrivono un fatto molto simile a quello raccontato dalla Genesi.
Si tratta di un racconto (catalogato K.3657 tradotto da G. Smith e da W. Boscawen) della ‘biografia’ di Marduk, divinità enkita che agli occhi di En.Lil (in modo particolare) fu sempre sgradito per la sua pretesa regale. Infatti bisogna ricordare che, quando furono divisi i regni sulla terra tra gli dei, il ruolo più importante fu dato a En.Lil, e nella “seconda generazione”, cioè quella dei figli di questi dei, il prescelto per il comando non fu Marduk come invece sarebbe dovuto essere, ma Nin.Ur.Ta, figlio di En.Lil.

In questo racconto si parla di Marduk e del suo esilio e di come grazie a suo figlio Nabu tornò nelle sue terre a Canaan per raggruppare i suoi seguaci dirigendosi in Mesopotamia dove fondare una nuova città, Babilonia.
Il progetto di Marduk prevedeva una città con una grande “torre a gradini” (uno Ziggurat) chiamata E.Sag.Ila (Casa del grande dio).
Fu allora che En.Lil, considerandolo un affronto al suo ruolo, decise di intervenire per scacciare Marduk. Convocato suo figlio Nin.Ur.Ta, En.Lil dispose che “Non più egli dovrà offendere il nostro potere, se ora il suo popolo lo eleggerà sovrano niente più potrà essergli impedito”. En.Lil lancia dunque un appello a suo padre Anu, e non ottenendo il favore, si rivolge misteriosamente a Dam.Ki.Na madre di Marduk la quale però collerica risponde che “Il suo numero […] il suo nome io sceglierò, al suo fianco starò”.

L’ enigmatica frase “Il suo numero” è un riferimento al fatto che gli dei Anunnaki, come ci dicono i sumeri, avevano un grado di importanza definito da un numero.
Anu che era il capo aveva rango 60, En.Lil 50 e Marduk solo 10. A Nin.Ur.Ta era stato dato lo stesso rango di En.Lil.
Ciò fa capire che l’astio di Marduk era appunto dovuto, come abbiamo scritto poc’anzi, al fatto che come precedentemente a suo padre En.Ki, anche a lui fu negato il comando.
Il testo racconta che “grande astio provava lui per il Padre dei Cieli”. L’epiteto Padre dei Cieli identifica chiaramente En.Lil, Signore del Vento/Aria (NdR: colui che volava).
Poche righe più avanti nel testo si legge quindi che “Durante la notte il Signore del Cielo scese sulla terra ma gli uomini contro lui si scagliarono […] Egli rase allora al suolo la città, e il suo comando fu che fossero dispersi e le loro menti confuse”.

Al di la quindi degli epiteti e dei nomi, abbiamo gli stessi elementi. La costruzione di una città con la torre, l’appello di un (singolare) dio, ad altri, quindi pluralita’ di dei (Nin.Ur.Ta, Anu, Dam.Ki.Na), distruzione della torre, la dispersione del popolo in varie terre, e la confusione (qui delle menti, nella bibbia delle lingue).

Nel racconto della Genesi si dice che “allora questo posto fu chiamato Babele, perché qui il Signore Dio confuse le lingue dell’ uomo”. Il termine Babele prese da qui un significato di “bolgia, confusione”, che è arrivato fino a noi. Ma questo termine non significa “confusione” ma “Porta del Dio/degli dei” (Bab-ilu, da cui Babilonia). La frase enigmatica quindi è una pantomima che vuole tramandare il nome della città assegnandogli un significato che non ha.
Il nome della città presumibilmente fu assegnato da Marduk, per la quale appunto quella città era simbolicamente una porta di accesso al potere. In che maniera ? Nonostante E.Ri.Du, la prima città mesopotamica, fosse la residenza onoraria di En.Ki, in tutto il territorio mesopotamico era la fazione enlilita ad avere il comando.
Tutti i templi di queste città mesopotamiche erano dedicati a En.Lil e la sua stirpe. Ve ne erano per Utu, per Ish.Kur, per In.An.Na, per Nin.Ur.Ta, ma nessuno per i figli di En.Ki; se dunque Marduk avesse stabilito un centro di culto e una città per se stesso in Mesopotamia, sarebbe stato un affronto nei confronti di En.Lil perché se ne sarebbe dovuto riconoscere il potere anche in quelle terre.

2) Gli altri El
Finora abbiamo stabilito che, quando nella Bibbia, o meglio nel vecchio testamento, si fa riferimento al “Signore” ci si riferisce a En.Lil. Il nome generalmente usato in molti di questi racconti è El. Viene utilizzato sia come nome proprio sia come parte di un epiteto, come per esempio il già visto El Shaddai, o anche El Elyon.

Abbiamo visto 3 esempi in cui i resoconti biblici sono corrispondenti ad altrettanti racconti sumeri con protagonista proprio En.Lil. Dobbiamo quindi concludere che El è SEMPRE il dio sumero En.Lil  ? No.
Ci sono tantissimi altri episodi che, se presi singolarmente, identificano El e Yaweh con altre divinità, a volte discendenti di En.Lil, ma altre volte discendenti di En.Ki.
Analizziamone alcuni:

2.1) El come En.Ki
Abbiamo già visto che l’atto della Creazione di Adamo avvenne ad opera di En.Ki, e questo è il primo degli episodi che collega questa divinità al Dio ebraico. Oltre a questo episodio abbiamo visto anche il suo intervento nel salvare la vita a Utnapistim/Noè.
Ci son però anche altri riferimenti che sembrano identificare En.Ki come probabile candidato a vestire i panni di Yaweh/El. Innanzitutto En.Ki era il più saggio degli Anunnaki, era colui che deteneva tutti i segreti della scienza, della medicina, dell’estrazione mineraria etc.
Nonostante tutti gli dei avessero conoscenze in questi ambiti ed alcuni addirittura eccellessero in determinati campi per cui venivano adorati, era En.Ki il più grande depositario di conoscenze. Egli incarna pienamente gli epiteti che nel Vecchio testamento vengono dati a Dio. Uno dei nomi con cui En.Ki veniva adorato era Bu.Zur, che può essere tradotto sia come “Lui che conosce i segreti” ma anche come “Lui che abita le miniere” riferito al fatto che fu nelle miniere dell’Ab.Zu che gli Anunnaki (NdR: coloro che discesero dal cielo) prima, e l’uomo poi, estraevano i minerali preziosi. Questo epiteto rimanda alla frase che Yaweh rivolse a Ciro: “L’ argento e l’oro sono miei, […] io ti donerò tesori nascosti e ricchezze celate” (Isaia 45:3).
Il simbolo di En.Ki era il serpente, e val la pena ricordare che Yaweh trasformò per prodigio il bastone di Mosè proprio in un serpente.
Il dominio di En.Ki era l’ Ab.Zu, con questo termine era chiamato un regno che “si estendeva ai confini della terra” (secondo i testi sumeri). Questa definizione riporta alla mente una serie di domande retoriche contenute nel Libro dei proverbi:
Chi è salito al cielo e ne è sceso?
[…] Chi ha fissato tutti i confini della terra?
Come si chiama? Quale è il nome di suo figlio?

Ci viene detto quindi che Dio aveva un figlio. Trattandosi di una narrazione di secoli precedenti la venuta di Gesù Cristo (NdR: il messia dei cristiani), questo passaggio è alquanto enigmatico. Lo si può comprendere solo ricordando che En.Ki lasciò il suo dominio dell’Ab.Zu a Ner.Gal, suo figlio, e alla moglie di lui Eresh.Ki.Gal.
Questa relazione identificherebbe dunque En.Ki in Dio, e Ner.Gal nel suo fantomatico figlio.

2.2) El/Yaweh come Ish.Kur
Come abbiamo visto, uno dei nomi che veniva dato a En.Lil era Ilu.Kur.Gal che trova il suo corrispondente nell’ebraico El Shaddai, “Signore delle Montagne”.
Ma esisteva anche un altro “Signore delle Montagne” nel territorio mesopotamico, precisamente nella parte più a est. Era il figlio minore di En.Lil conosciuto dai sumeri come Ish.Kur e dagli accadi come Adad.
Il suo regno era la parte nord dell’Asia Minore, dove svetta la catena del Tauro. Il nome Ish.Kur è legato alle montagne dalla radice Kur, ma il sillabico Ish è sempre stato controverso. Ish può essere fatto derivare da Isha (Signore) che dunque comporrebbe con Kur proprio quel titolo di “signore della montagna” di cui stiamo trattando; ma la parola Ish veniva tradotta in accadico con Shaddu, ed è da questo termine che deriva l’ebraico Shaddai. Inoltre alcuni passi dei salmi (135:7) e del libro di Giobbe parlano di Dio come di colui che chiama la pioggia e le nubi durante l’ Esodo. In altri punti della Bibbia si parla di Dio dicendo “Al suono della sua voce rombano le acque, […] egli produce i fulmini e le nubi […] e libera i venti dalle loro riserve”. Dio era quindi legato alle tempeste, e Ish.Kur era appunto il “dio delle tempeste”. In tal veste era adorato (NdR: nel senso di riconosciuto) come Adad dagli accadi e come Teshub dagli ittiti e hurriti.

2.3) El/Yaweh come Nin.Gish.Zid.Da
La conoscenza medica e scientifica di En.Ki vene trasmessa ai suoi due figli prediletti: Marduk e Nin.Gish.Zid.Da i quali erano venerati in Egitto con i nomi di Ra e Thot.
Uno dei lati più controversi che la Bibbia assegna a Dio era la sua capacità di guarire. Ci sono nella Bibbia innumerevoli riferimenti a questo “dio guaritore”. Nel libro di Geremia si legge “Guariscimi o Signore ed io sarò guarito […]”, mentre in Salmi 103:1-3 si legge “Anima mia benedici il Signore, […] egli guarisce tutte le mie malattie”. Yaweh inoltre guarisce Ezechia salvandolo da morte certa e gli dona oltre 10 anni di vita in più. Yaweh riportava in vita i morti, come in una visione di Ezechiele. Yaweh inoltre era un architetto eccezionale, dato che diede istruzioni dettagliate per la costruzione del Tempio di Gerusalemme perfino sugli orientamenti, sugli arredamenti, sui materiali da usare. La divinità sumera che più corrisponde a tutti questi tratti è Nin.Gish.Zid.Da, infatti fu lui che in qualità di Thot accorse in aiuto di Iside quando Horus fu morsicato da uno scorpione velenoso, fu lui il rinomato architetto che progettò il tempio di Nin.Ur.Ta a Nippur, fu lui che secondo gli egizi progettò le piramidi, e che secondo i sumeri aiutò suo padre En.Ki a rendere i primi Lu.Lu creati capaci di procreare.

2.4) El/Yaweh come Ner.Gal e Nin.Ur.Ta
C’ è un episodio della Bibbia, quello della distruzione di Sodoma e Gomorra, che analizzato in alcuni dettagli (più che nella storia completa) ci rimanda a un lungo testo sumero chiamato Epica di Erra. Entrambi i racconti contengono elementi che hanno quasi del fantascientifico: piogge di fuoco e zolfo, un vento maligno che semina morte, divinità iraconde, la distruzione di una zona geografica ben identificabile.
Nel racconto della Bibbia la distruzione arriva su Sodoma e Gomorra, due città “corrotte allo sguardo di Dio”, mentre nell’Epica di Erra ad essere distrutte sono Sumer e la zona del Mar Morto.

Nel racconto biblico è Dio che distrugge queste città dopo averne constatato la corruzione, mentre nel testo sumero a condurre l’attacco sono si due divinità distinte, ma delle quali una in particolare si accanisce in maniera spietata. E’ appunto il dio Erra.
Questo nome è uno degli epiteti di Ner.Gal, figlio di En.Ki e fratello di Marduk, marito di Eresh.Ki.Gal e quindi re dell’ Ab.Zu.
La distruzione avviene a causa del tentativo di Marduk (ancora una volta) e di suo figlio Nabu di prendere il controllo della zona di Babilonia e di Nippur.
E’ per questo che Nin.Ur.Ta e Ner.Gal, chiamati rispettivamente nell’ epica Ishum (colui che brucia) ed Erra (colui che annienta), vengono autorizzati a usare le “sette armi del terrore” contro le città conquistate da Nabu. Nel racconto biblico è famoso il passaggio in cui si descrive la morte della moglie di Lot che, fermatasi ad assistere alla distruzione delle città, venne tramutata in una “colonna di sale”.
Il termine esatto che viene utilizzato nello scritto ebraico è “Netsiv Melah”. Ma se come è probabile questo racconto è un eco della Epica di Erra, scritto in sumero, si deve chiarire che il termine Melah deriva dal sumero Ni.Mur che significava sia “sale” che “vapore”.
Nell’ epica di Erra, il dio Ner.Gal conducendo l’attacco dichiara che “Le genti io farò scomparire […] le loro anime tramuterò in vapore” e il termine utilizzato è proprio Ni.Mur.

3) Da El a Yaweh
Questa molteplice possibilità di identificare El con varie divinità, si spiega con il fatto che tra l’epoca sumero-accadica e l’avvento del monoteismo ebraico, ci sono comunque oltre 1000 anni di storia, e tra la civiltà sumera e la stesura della Bibbia ci son oltre 2000 anni. Durante questo arco di tempo la Mesopotamia fu frazionata in tanti regni, si succedettero tante dinastie di re, tanti popoli, ognuno dei quali venerava un particolare dio derivato dal pantheon sumero. Questa venerazione avveniva sistematicamente riconoscendo anche gli altri dei, ma eleggendone uno a “divinità principale o nazionale”.
E’ questa la chiave che ci porta a comprendere la “nascita di Yaweh”.
Due popoli, con le rispettive religioni, sono essenziali in questo cammino. Gli Ittiti e gli Assiri.
Gli Ittiti erano un popolo proveniente dai balcani e stabilitosi nell’Anatolia del sud nel II millennio a.C., una epoca successiva all’espandersi della civiltà sumera e alla nascita del primo regno di Babilonia.
La prima vera fase in cui gli Ittiti si diffusero coincide con la adozione della città di Hattusa come loro capitale. Venendo in contatto con le popolazioni circostanti, gli Ittiti adottarono un pantheon misto che si rifaceva in gran parte alle divinità dei sumeri. Nei loro scritti sono menzionati Utu e Teshub assieme ad altre divinità di più difficile identificazione. Ma Utu è ben identificabile nell’omonimo dio del sole sumero, e Teshub è altrettanto identificabile nella versione hurrita di Ish.Kur/Adad.
Fu con gli Ittiti che molti degli dei “giovani” sumeri trovarono un nuovo nome e un loro culto.
E’ interessante notare che di volta in volta questi “dei nazionali” venivano venerati attribuendogli opere di altri dei. In parallelo a questa azione però gli Ittiti furono i primi a distaccarsi dalle tradizioni mesopotamiche e creare una nuova religiosità basata sul culto dei morti e su un nuovo concetti di aldilà.
Fu con loro che gli dei, da esseri in carne ed ossa che vivevano con il popolo, diventano delle entità da venerare come “rappresentazioni” o “incarnazioni” di concetti astratti, come per esempio Illuyanka come incarnazione delle forze del caos e Teshub, dio della tempesta, come “portatore di ordine”.

Gli Assiri invece erano un popolo che abitava la zona a nord-est della Mesopotamia, ai piedi dei monti Zagros, ed erano fortemente imparentati con i babilonesi. Erano un popolo molto combattivo le cui tracce ci arrivano già a cavallo del 1900 a.C. con l’ inizio del loro primo regno.
La religione Assira era una versione quasi speculare di quella babilonese del periodo in cui Marduk era dio nazionale di Babilonia. Il suo corrispondente era Ashur, un dio molto violento, che veniva rappresentato con gli attributi di precedenti divinità sumero-accadiche. Alcune rappresentazioni lo ritraggono all’interno del disco solare, solitamente associato alle divinità sumere e in particolare a Utu, altre volte ha in mano il tridente, tipico di Ish.Kur, altre volte in mano porta una sorta di cesta che vediamo in molte rappresentazioni di Marduk.
La figura di Ashur successivamente si evolvette nel Aleyan-Baal, arrivato a noi tramite i fenici, ma adorato precedentemente da tutti i popoli canaanei. Questo Baal é il punto focale della trasformazione degli dei mesopotamici nella figura che poi nell’ ebraismo fu adorata come El/Yaweh.

Il Baal della mitologia canaanita è la prima figura che prende su di se gli attributi di tutte le principali divinità precedenti. Nel pantheon canaaneo Baal era figlio di El, e veniva chiamato Baal’Hadad, un riferimento a quell’Adad accadico incarnazione del sumero Ish.Kur di cui abbiamo già parlato. Ciò identifica quindi anche El con En.Lil come già detto.
Se tutte queste divinità erano ricondotte al nome El, che potremmo pensare come un “nome collettivo”, serviva una figura che potesse permettere il “grande passo” nell’azione di creazione di una unica figura che rispondesse a tutte le caratteristiche degli dei precedenti, ma che allo stesso tempo non fosse identificabile come una ben precisa divinità tra tutte queste.

L’unico candidato possibile, a nostro avviso, era il figlio di Baal e di sua sorellastra Asherah (in alcune versioni del mito é lo stesso El a generare un figlio con Asherah e dunque questo é fratello di Baal).
Si chiamava, stranamente, Jaw (Jah). Questo nome era una radice che iniziò ad apparire in molti epiteti divini; cronologicamente parlando non si hanno testimonianze di questa radice prima del 1400 a.C., ed è bene evidenziare che è questo, il XV secolo a.C., il lasso di tempo in cui si svolge l’ esodo e Yaweh o Jahweh, fa la sua prima comparsa.

Nel suo apparire a Mosè, quando egli gli chiede quale nome dovesse dare agli Israeliti, con le famose parole “Il dio dei vostri padri mi ha mandato[…] ma essi mi diranno: Chi è questo Dio? Come si chiama? – Io cosa risponderò loro?”, Yaweh gli risponde con l’enigmatica frase: Io sono colui che sono ! […] dirai al tuo popolo: - Ehyeh mi ha mandato da voi – Questo è il mio nome a Olam, con questo titolo sarò ricordato di generazione in generazione.
Ci sono ben due cose da notare in questo passaggio: il Dio dice a Mosè che sarà ricordato con un titolo, facendo intendere che si tratti di un “epiteto” (caratteristica) e non di un nome proprio.
Inoltre la prima frase “Io sono colui che sono” nell’originale ebraico è Ehyeh asher Ehyeh, che grammaticalmente non è un presente, ma un futuro, e il significato letterale è “Io sono chiunque sarò”.
A nostro avviso una frase simile è la chiave che “taglia” con tutte le passate personificazioni delle varie divinità in El, e crea la figura di Yaweh come unico Dio che funge da summa di tutte le precedenti.

Questa rottura è ben resa anche dal passaggio in cui Yaweh dice a Mosè: “Ad Abramo e Isacco mi presentai come El Shaddai […] ma il mio nome Yaweh loro non conobbero”. Chiaro segno di un momento, l’incontro con Mosè, in cui questo Dio cambia identità da El a Yaweh.
La frase “Io sono chiunque sarò” suona come una imposizione che vieta una ben precisa identificazione. Pone un muro che taglia con le figure passate, rafforzato da quel passaggio da El Shaddai (e quindi El) a Yaweh.
Con questa serie di frasi si apre quindi una nuova era religiosa, in cui una nuova divinità viene creata raggruppando tutte le possibili divinità sotto il nome di El e cambiandogli nome in Yaweh eliminando, con la stessa definizione del nome, ogni riferimento al passato.

SU Yaweh PRE ESODO
Quando si parla della figura di Yaweh ogni risorsa comunemente disponibile è strettamente legata alla tradizione biblica o, nei rari casi più antichi, alle manifestazioni del culto yahwista di poco precedente l’epoca comunemente accettata per l’origine dei libri biblici.
Pur se i racconti della bibbia, in particolar modo l’Esodo, si riferiscono a tempi di molto precedenti la redazione dei libri, e quindi si colloca il personaggio Yaweh in quei tempi, per trovare traccia scritta del nome di Yaweh in una lingua standardizzata bisognerà aspettare il VII secolo a.C. e stranamente il nome è scritto non in elamita o aramaico ma in assiro.
Per intenderci, l’Esodo che è stato collocato dai vari autori tra il XV e il XIII secolo a.C., ci presenta l’esordio del nome di Yaweh, ma il libro che tratta di quest’esodo é stato scritto circa 7 secoli dopo, dunque la testimonianza scritta del nome e della figura di Yaweh è relativamente recente rispetto a tutto l’arco storico biblico. Ciò rende difficile inquadrare la figura di Yaweh nel contesto della fase iniziale della storia del popolo di Israele, poiché nei secoli in cui si sarebbe verificato l’esodo non ci sono testimonianze scritte riguardanti Yaweh stesso. Se il personaggio Yaweh viene messo in relazione alle divinità semitiche dell’ovest i cui nomi compaiono spesso nelle iscrizioni canaanite, aramee, babilonesi ed ebree (per esempio Ya, Yami, Yauwilum, Yaw) é possibile che si tratti di una delle divinità canaanite minori presenti in tavole cuneiformi ritrovate a Taanach e risalenti sicuramente a prima del XX secolo a.C.; eppure non esistono prove conclusive e definitive di testimonianze di scrittura cuneiforme del nome Yaweh prima dell’VIII secolo a.C.

Tuttavia sembra che Yaweh sia stato una delle divinità del deserto adorate dai Keniti prima di essere incontrato da Mosè nel periodo dell’ Esodo. Ciò ci giunge da un documento nel “regno del nord” nel libro dell’Esodo, e dalle tradizioni sacerdotali successive.
D’altra parte nella narrativa giudaica si afferma che il personaggio Yaweh fosse conosciuto agli antenati di Israele sin dai tempi di Enoch. Si noti comunque che si tratta, come già detto, di una letteratura “postuma”. Le narrative di questo genere non spiegano come mai i regni del nord, non immersi nel Yahwismo fino al periodo dell’Esodo, dovessero far risalire l’origine del culto Sinaitico proprio a Yaweh.
Se in fin dei conti, nel periodo risalente a circa il II millennio, i regni del nord di Israele non avevano un culto di Yaweh paragonabile a quello che aveva Mosè nel XV secolo, perché questi stessi popoli fanno risalire a Yaweh il culto del Sinai ?
Una analisi di questa problematica viene affrontata dal professor H. Rowley il quale afferma che furono solo le tribù che condivisero l’esodo con Mosè ad affermare e condividere il culto yahwista, ma nemmeno lui stabilisce un perché. Ad ogni modo le narrative canaanite e giudaiche ci presentano la figura adorata nel culto yahwista come una figura profondamente diversa, per esempio, da quella di Osiride in Egitto o Tammuz e Marduk a Babilonia, o ancora Aleyan-Baal a Canaan.
Fu solo quando la Palestina divenne ufficialmente la “terra di Yaweh” che le tradizioni ebree e canaanite vengono assimilate come a formare il risultato di un miscelamento di tradizioni paragonabile a quello che si ha tra invasori e indigeni. Nell’invasione ebraica nelle terre canaanite, gli ebrei impararono da loro le tradizioni agro-culturali e “tecnologiche” integrando la tradizione canaanita con la propria dottrina religiosa spirituale. Questo interscambio di culture e tradizioni produce l’ avvento di un culto sinaitico marcatamente rivolto a tradizioni di fertilità, creando una sorta di parallelo con le altre figure divine presenti in Mesopotamia.

Ma quanto possiamo fidarci delle testimonianze del I millennio a.C. che descrivono il culto di Yaweh già in periodi risalenti al II millennio o ancora precedenti ?
Una traccia dell’ origine di Yaweh a mio avviso è rimasta in alcune frasi riportate nell’Esodo.
La frase che Yaweh pronuncia a Mosè: “Ad Abramo e Isacco mi presentai come El Shaddai […] ma il mio nome Jahwe loro non conobbero”, ci riporta alla mente che la figura di El Shaddai era un “dio delle Montagne” e del deserto, coerentemente con quanto tramandato dai regni del nord di Israele che lo propongono come divinità presso i Keniti. Questa tribù era proveniente dall’asia minore e viene descritta come “gente abile nella lavorazione dei metalli”.
Se si ritiene veritiera questa identificazione dei Keniti, la presenza di Yaweh (sotto altro nome) nella loro tradizione precedente l’epoca di Jethro e Abramo può permetterci di ipotizzare che il culto di questo “proto-Yaweh” venisse dalle regioni mediorientali più a est, quasi ai limiti dell’Anatolia.
Questa serie di considerazioni e testimonianze provenienti dalla tradizione si ricollegano ai concetti espressi nell’articolo riguardante la “Nascita di Jahweh”, in particolar modo rafforzando quanto in quell’articolo detto sulle figure di Ish.Kur ed Enlil.
By  Alessandro Demontis
Tratto da:
http://altragenesi.blogspot.it/2015/05/la-nascita-di-Yaweh.html?m=1&fb_ref=Default&fb_source=message

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Elohim:
Per giustificare la pluralità del termine i teologi monoteisti introducono altri elementi e sostengono che, là dove il suo essere “plurale” non è negabile, Elohim non significa “dio” ma si riferisce a “legislatori/giudici/ministri”.
Questa affermazione contiene, a mio avviso, una palese ovvietà e rappresenta una ulteriore forte conferma alla pluralità di quegli individui.
Nella nostra cultura le funzioni legislative, giudiziarie ed esecutive sono notoriamente separate e la cosiddetta “separazione dei poteri” rappresenta una delle garanzie irrinunciabili degli ordinamenti democratici.
Nel passato invece le tre funzioni erano racchiuse nella unica figura del “governante” (re, imperatore, o comunque lo si volesse definire) che le esercitava sia direttamente che tramite i funzionari da lui scelti e nominati.
Gli Elohim, colonizzatori potenti e plenipotenziari, rappresentano un modello tipico di questa concentrazione e fusione dei poteri.
Il loro modo di governare dispotico – Yaweh ne è uno degli esempi più palesi – racchiudeva in sé le funzioni suddette.
Era quindi evidente che gli Elohim fossero in origine al contempo:
- Legislatori (dettavano regole e norme in piena autonomia decisionale)
- Governanti, Ministri che curavano i molteplici aspetti del potere (facevano applicare le leggi direttamente o attraverso loro delegati, come Ietro, Mosè, ecc ecc…)
- Giudici (verificavano il rispetto delle leggi, comminavano ed eseguivano – o facevano eseguire – pene e punizioni)
E’ ovvio quindi che quel termine possa richiamare in un qualche modo quelle funzioni.
Questo non implica il fatto che fossero ADAM – come necessariamente cercano di sostenere i teologi/ideologi monoteisti – anzi, al contrario, la Bibbia tradizionale, senza alcuna necessità di traduzioni particolari, fornisce chiaramente elementi precisi.
Nel testo ebraico e nelle normali traduzioni che tutti abbiamo in casa leggiamo:
1) Gli Elohim “fecero” gli ADAM (Genesi 1)
Ci chiediamo: se gli Elohim fossero stati “normali uomini” sarebbe stato necessario precisare questa ovvia banalità ?
Non sarebbe stato ridicolo fare una affermazione simile, attribuendole una importanza fondamentale e basilare nella storia ?
E’ quindi evidente che – in quanto “uomini” – la Bibbia NON ci vuole dire che siamo stati fatti da “legislatori/giudici/ministri” (che a loro volta sarebbero stati necessariamente dei normali uomini) ma da “altri”.
 
2) Gli Elohim “si unirono” con le femmine ADAM (Genesi 6)
Se fossero stati normalissimi uomini con funzioni di “legislatori/giudici/ministri”, sarebbe stato necessario precisare nuovamente una simile ovvia banalità ?
Dei “normali uomini” con chi si sarebbero dovuti unire ?
E poi perché hanno dato origine ad un gruppo particolare, quello dei “ghibborim” ?
 
3) Gli Elohim muoiono come tutti gli ADAM (Salmo 82)
Anche qui ci domandiamo: se fossero stati normali uomini con funzioni di “legislatori/giudici/ministri”, sarebbe stato necessario ricordare una simile ovvietà?
Come avrebbe potuto essere altrimenti ?
Come dovevano morire se non come “normali uomini” ?
 
4) Yaweh aveva costantemente timore che il suo popolo si rivolgesse ad altri Elohim (si vedano gli innumerevoli passi presenti in ogni parte della Bibbia) Ci chiediamo: il presunto “vero dio” aveva così tanto timore di normalissimi “legislatori/giudici/ministri”, infinitamente meno potenti di lui ?
La paura lo accecava al punto da uccidere spietatamente chi lo abbandonava per mettersi al servizio di uomini qualsiasi ?
Gli ebrei che avevano avuto RAPPORTO COSTANTE, QUOTIDIANO, DIRETTO e PERSONALE con Yaweh, erano così stolti da abbandonare il “vero potentissimo dio” per dei normali “legislatori/giudici/ministri”?
Non riesco proprio a pensarlo.
 
5) La Bibbia dice chiaramente che il popolo poteva scegliere tra Yaweh e altri Elohim (Giosuè 24 e molti altri passi…)
La domanda è nuovamente ovvia: come può anche solo essere pensata una scelta tanto ridicola tra il presunto “vero dio” e dei normalissimi uomini dotati quindi di poteri limitati ?
Gli ebrei del tempo, dopo avere avuto (da Abramo in poi) RAPPORTO COSTANTE, QUOTIDIANO, DIRETTO E PERSONALE CON YAWEH – colui che viene presentato come il “dio vivo e operativo nella storia” – erano sprovveduti al punto da preferirgli normali “legislatori/giudici/ministri”?
Non riesco proprio a pensarlo: sarebbe stato un comportamento assolutamente incomprensibile, tipico di individui senza un minino di capacità di discernimento.
Sono portato invece a pensare che gli ebrei delle origini – liberi dai dogmi teologici che invece condizionano molte menti attuali – fossero consapevoli della situazione che stavano vivendo, e il loro comportamento costante nella storia biblica documenta come loro sapessero bene che:
 
1) gli Elohim non erano normali “uomini” che ricoprivano incarichi di “legislatori/giudici/ministri”;
2) gli Elohim, nelle funzioni e nei poteri esercitati, avevano le stesse prerogative e caratteristiche di Yaweh, perché appartenevano al suo stesso “gruppo”;
3) Yaweh era uno di loro e quindi costituiva solo una delle possibili opzioni di scelta;
4) gli altri Elohim erano per “lui” concreti, temibili e pericolosissimi rivali.
 By Danilo Parisi - https://www.facebook.com/danilo.parisi.31?fref=ufi

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